Importante

Leggete tutti attentamente l’addendum alla parte finale di “come accedere ai consigli di Ladri di Biblioteche” (che sarebbe il primo link nell’apposita barra sulla destra).

Grazie.

P.s. Ho aggiunto una revisione al consiglio Il saccheggio di Mattei & Nader poiché vi erano molti refusi, codesti non pregiudicavano il senso del testo ma erano piuttosto fastidiosi.

 

 

Nota (importante)

Gentili amici che mi seguite,

purtroppo proseguono i problemi con uno dei miei profili mega, e perciò, qualora non trovaste il consueto aggiornamento, dovrete far di nuovo riferimento al link diretto qui a destra, nell’apposita colonnina.

Improvvisamente poco fa il profilo ha ripreso a funzionare. Adesso potete accedere ai consigli anche senza usare il link diretto.

 Spero vi piaccia questa infornata in cui ho riversato un po’ di materiale miscellaneo che tenevo da parte nei miei sacri archivi digitali.

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  1. condividendo a vostra volta dei consigli in rete
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Ad majora!

Natjus

Maurice Blanchot – La conversazione infinita. Scritti sull’«insensato gioco di scrivere»

La conversazione infinita

Anche qui, come negli altri libri dell’autore, la riflessione muove da testi, autori, studi, problemiproposti volta a volta dall’attualità. Questi incontri appartengonospesso alla produzione letteraria, a volte sono «recensioni»a libri di sintesi interpretativa trascese in un rapporto libero; masempre in una prospettiva generale di pensiero. In confronto aglialtri lavori di Blanchot, questo appare dunque piú filosofico; piúframmentato e insieme piú compatto. I singoli testi si susseguonoin una fitta polifonia che riprende e sospende, nel tessuto discontinuodelle occasioni critiche, una serie di interrogativi sempre piúessenziali. La complessità del discorso viene evidenziata nei capitolidi raccordo stesi in forma di dialogo, dove la polarizzazionedella ricerca, nell’alternanza di due voci disincarnate, obbediscea una funzione organizzativa, all’esigenza di regolare i tempi e i livellidi approfondimento.Tra le parti piú intense e appassionanti del volume quella introduttivain forma di dialogo, coi temi apparentemente misteriosi della«fatica», della «benevolenza», dell’«evento»; le pagine sul significatodell’Ebraismo, quelle sui terroristi; su Orfeo, Don Giovanni,Tristano; sul «quotidiano»; sul narrare; sulla critica; e la ricapitolazionefinale su «L’assenza di libro».

Ugo Mattei, Laura Nader – Il saccheggio. Regime di legalità e trasformazioni globali

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Questo libro affronta i temi del colonialismo e dell’imperialismo contemporanei introducendo un punto di vista abitualmente trascurato, quello del diritto. E si propone di sottrarre al pensiero unico sulla globalizzazione, diffusosi dopo la caduta del muro di Berlino, una delle sue armi più poderose: l’ideologia del regime di legalità, o rule of law. Il mito della legalità, frutto dell’autocelebrazione occidentale, è ben radicato non solo in America, ma anche in Europa e in Italia, dove l’apologia della dominazione americana fonda tanto il comune sentire politico e mediatico quanto ogni progetto di riforma giuridico-politica. Pubblicata in inglese nel 2008 (e ora in uscita in diverse lingue), questa analisi ha aperto il dibattito critico su una nozione, quella del regime di legalità, che, fino ad allora, era nata al di sopra di ogni sospetto.

Lytton Strachey – Voltaire

Voltaire

Lytton Strachey fu un profondo conoscitore dell’opera e del pensiero di François-Marie Arouet, meglio noto come Voltaire, di cui lo affascinava la capacità di evadere dal «labirinto dei fatti pratici», per giungere a una comprensione filosofica dei fondamenti politici e religiosi del mondo. In particolar modo ammirò le Lettres philosophiques, la «lente» con la quale Voltaire riuscì a raccogliere gli sparsi raggi delle impressioni maturate nel corso del suo soggiorno inglese «in un sole di splendida e ardente intensità» che avrebbe illuminato l’Inghilterra – e il mondo – di tolleranza e curiosità intellettuale. Questo libro riunisce per la prima volta in un unico volume i testi dedicati al grande illuminista francese: Le tragedie di Voltaire (1905), Voltaire e l’Inghilterra (1913), Voltaire e Federico il Grande (1915), poi raccolti nel 1922 all’interno del volume Books and Characters. Se nel primo Strachey non esita a esercitare la sua ironia sui limiti del Voltaire drammaturgo, gli ultimi due saggi – scritti a ridosso della Prima Guerra Mondiale – volevano essere anche una via di fuga da un’atmosfera cupa e maligna, uno sguardo al passato per dimenticare le meschinità del presente e ritrovare la speranza.

Lytton Strachey – Uomini, donne, sesso e arte

Uomini, donne, sesso e arte

Intellettuale raffinato ed eccentrico, maestro della biografia storica, Lytton Strachey è stato anche un attento osservatore della realtà sociale del primo Novecento. In questi testi, qui tradotti per la prima volta in italiano, lo scrittore affronta i temi della morale nell’arte e della censura, riflette sul ruolo della donna e sull’omosessualità, s’interroga sul controllo demografico e sulla nascente psicanalisi freudiana. Si tratta di brevi conferenze scritte per gli incontri della confraternita universitaria degli «Apostoli» – un’isola di libero pensiero che raccoglieva molti importanti intellettuali britannici –, e di irresistibili dialoghi, dove lo scontro tra i sessi viene messo in scena con ritmo e umorismo degno di Oscar Wilde. Dal velo di leggerezza e provocatoria ironia, trapela un carattere coraggioso, privo di qualsiasi pregiudizio e pronto a mettere in pratica le proprie convinzioni, un tempo scandalose e oggi sorprendentemente attuali.

Piero Camporesi – Il pane selvaggio

Il pane selvaggio

Nell’Europa fra Quattro e Settecento, larga parte della società era non solo schiacciata dal peso degli status piramidali, immodificabili per legge divina e volontà regale, ma anche oltraggiata dalla fame e dalla miseria, tiranneggiata dall’uso quotidiano di pani ignobili, spesso mischiati volontariamente con erbe e granaglie tossiche e stupefacenti. Mentre i Galilei, i Cartesio e i Bacone fabbricavano una macchina del mondo razionale e ordinata, la sottoalimentazione cronica e l’ubriachezza domestica generata da queste droghe campestri e familiari lanciavano il corpo sociale in un viaggio onirico di massa, in trance ed esplosioni dionisiache che coinvolgevano interi villaggi, nei meandri di un immaginario collettivo demonico e notturno che compensava un’esistenza invivibile, alle soglie dell’animalità. Nel Pane selvaggio Piero Camporesi, ricorrendo a un’ampia campitura di fonti letterarie d’età moderna, racconta un’umanità narcotizzata, preda di una colossale vertigine oppioide, che viveva in un mondo di squallida apatia intellettuale e morale e di disinteresse per le cause più alte, sprofondata in un universo fantastico. Un’umanità, tuttavia, che ancora conosceva la percezione extrasensoriale della realtà, forme di coscienza e di scienza diverse da quelle, a una sola dimensione, della razionalità, e che dunque ancora poteva attingere ai serbatoi onirici che l’interdizione delle erbe allucinogene ha poi distrutto. Piero Camporesi – che per statura può essere avvicinato a Jacques Le Goff, e che come questi si è adoperato per restituire il ritratto storico e sociale dell’Europa preindustriale attraverso i sensi degli uomini che vi avevano materialmente vissuto – è stato un maestro, con la sua ricerca, per generazioni di studiosi, e con la sua prosa ricca eppure nitida impersona una delle massime vette raggiunte dalla scrittura italiana secondo-novecentesca.