La Russia pre-rivoluzionaria e Le origini del socialismo russo. Centenario Rivoluzione russa 1917-2017 – seconda sezione

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Cari amici di LDB, eccoci pronti per la seconda parte del nostro progetto celebrativo della Rivoluzione russa (QUI il piano completo): adesso si comincia a fare sul serio.

Come potete notare, la sezione stavolta è divisa in due tronconi, uno dedicato alla Russia prerivoluzionaria, con particolare riguardo alla casata dei Romanov e alla loro corte, l’altro alle origini del socialismo russo, concentrato nella figura di tre maestri quali Herzen, Bakunin e Cernysevsky. Tutte queste suggestioni trovano sfogo nei  volumi del Venturi, una vera chicca offerta dal compagno Grattacielo: uno strumento intellettuale tanto imprescindibile quanto, ahimè, introvabile, se non a prezzi non proprio modici (eufemismo).

Ringrazio, oltre al leggendario Grattacielo, il vate Zovvo, Aletinus e Pierre (Matteo Carlini). E ovviamente grazie a tutti voi che avete donato, contribuendo a rendere così ricca la selezione di consigli. A coloro che ancora non lo hanno fatto, o a quelli che vorrebbero farlo di nuovo, ricordo al solito il LINK DONAZIONE.

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Franco Venturi – Il populismo russo Volume I. Herzen, Bakunin, Cernysevskij

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Tre uomini eccezionali stanno all’origine dell’intelligencija e del movimento rivoluzionario della Russia ottocentesca. Herzen, luci­do testimone della Mosca degli anni ’30 e ’40, geniale partecipe del Quarantotto italiano e francese, guida sensibile della Russia che si apre, con gli anni cinquanta, alla liberazione dei servi. Bakunin, ca­pace di trovare una strada fuori della soffocante atmosfera dell’età di Nicola I verso la sinistra hegeliana, la Francia insorta, una nuo­va visione dei rapporti tra i popoli slavi e l’Europa. Cernysevskij, primo a tradurre le idee populiste in una forza intellettuale e poli­tica effettiva, maestro e modello di due generazioni di giovani rivo­luzionari russi, Lenin compreso. Con loro e attorno a loro si muove tutta la Russia scontenta e ribelle del primo Ottocento, dai conta­dini ancor servi agli studenti ancora in uniforme, dagli intellettuali isolati ai primi gruppi socialisti e rivoluzionari.

Franco Venturi – Il populismo russo Volume II. Dalla liberazione dei servi al nihilismo

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Il 19 febbraio 1861 l’imperatore Alessandro II pubblica il manife­sto che libera dalla servitù la grande maggioranza della popolazione del suo immenso impero. Rivolte e preghiere, speranze· e depreca­zioni passano a rapide ondate sulla terra russa, costretta ad ammet­tere che si è aperta una nuova epoca della sua storia. Se il gran mare contadino pare presto assestarsi nella nuova situazione, le naziona­lità dell’impero si mettono per la difficile via dei loro risorgimenti, la Polonia tenta, nel 1863, per l’ultima volta nel secolo, di ricon­quistare la propria indipendenza, l’intelligencija prende coscienza dell’immenso compito che l’attende, e la gioventù dà vita alla pri­ma organizzazione clandestina, «Terra e Libertà». Lo zarismo ri­piega allora verso la reazione, col risultato di esasperare i conflitti e di riportare ancora una volta il dibattito nel sottosuolo. Il nihili­smo, il terrorismo, la disperata volontà di rivolta di Necaev chiudo­no gli anni ’60, decennio decisivo nella storia moderna della Russia.

Franco Venturi – Il populismo russo Volume III. Dall’andata nel popolo al terrorismo

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Questa seconda edizione del Populismo russo, vent’anni dopo la prima, è basata sul vasto lavoro di ricerca compiuto negli ultimi due decenni nell’Unione Sovietica, negli Stati Uniti, in Inghilterra, Francia, Polonia, ecc. In un saggio, che serve da Introduzione a primo volume, viene discusso il posto che il populismo ha tenuto e tiene nella storiografia sovietica poststaliniana, così come nel di­battito internazionale sui problemi economici dei paesi arretrati, sulla funzione che vi svolgono le élites politiche e rivoluzionarie e sulla sempre risorgente esigenza di libertà nel mondo socialista. In questa Introduzione il lettore troverà un tentativo di sintesi sto­riografica dei tre volumi, ciascuno dei quali rappresenta un elemen­to compiuto e a sé stante d’una storia del movimento populista.

Edmund Wilson – Stazione Finlandia Biografia di un’ idea. Il socialismo da Babeuf a Lenin

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Il titolo allude all’arrivo di Lenin a Pietrogrado, nel celebre vagone piombato, alla vigilia della Rivoluzione del 1917: momento culminante di tutto il processo politico e culturale analizzato nel saggio, e su cui esso si chiude. Dopo aver esaminato, attraverso le opere degli storici francesi come Michelet, Taine, Renan, la parabola della tradizione rivoluzionaria classica, Wilson traccia la storia della nuova idea socialista, dei suoi protagonisti nel pensiero e nell’azione, dandoci una serie di ritratti e biografie di straordinario rilievo: Babeuf e Saint-Simon, Enfantin e Cabet, Fourier e Owen, Lassalle e Bakunin, Marx e Engels, Lenin e Trotskij. Sono, nell’ordine, i primi socialisti utopistici, i teorici del materialismo dialettico, i fondatori dei primi partiti operai europei, gli artefici della Rivoluzione russa. Personalità singolari, drammatiche, bizzarre, eroiche, tragiche. Wilson si accosta a esse come a uomini vivi, al di là della retorica e dell’agiografia, seguendo in esse l’accordo e le contraddizioni tra teoria e pratica, tra aspirazioni morali ed esigenze politiche, tra psicologia individuale e tensione sociale. Particolare spicco hanno naturalmente Marx, Engels e Lenin, che hanno impersonato con le loro esperienze individuali il dilemma, per la rivoluzione, tra le condizioni oggettive o il meccanismo della storia, e l’intervento soggettivo o la volontà umana: dilemma che, a cinquant’anni dalla morte di Lenin, non è stato ancora risolto.

Michael Confino – Il catechismo del rivoluzionario. Bakunin e l’affare Necaev

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“Possiamo domandarci perché Necaev mentisse, ricattasse, uccidesse. Lo faceva perché la “causa” ne aveva bisogno? O soltanto perché era un assassino e un bugiardo? Non è facile rispondere a questa domanda: la voce di Necaev non ci è giunta, o ci è giunta camuffata e mascherata. Probabilmente Necaev agiva così per spirito di sistema. Mentiva, scherniva, ricattava, uccideva perché credeva che la diffusione generale della turpitudine spingesse la società verso l’abisso, dove voleva farla cadere. Bakunin era troppo ingenuo per comprendere se stesso e il suo allievo. Egli fu affascinato da Necaev perché avvertiva in lui questa mescolanza tremenda di ‘purezza’ rivoluzionaria, di spirito distruttivo e di turpitudine. Purtroppo, non c’è attrazione alla quale l’uomo sia più sensibile.” (Pietro Citati)

Jonathan Frankel – Gli ebrei russi. Tra socialismo e nazionalismo (1862-1917)

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Nel 1881-82 esplodono nell’Impero russo una serie di pogrom sanguinari, ac­compagnati dall’attiva complicità del re­gime che vede in essi un’occasione di sfo­go del malcontento popolare. Da questa tragedia, e dalla coscienza della condizio­ne di oppressione e debolezza in cui ver­sano gli ebrei, nasce il movimento di emancipazione del popolo ebraico. Nel giro di vent’anni esso diverrà, attraverso una storia di confronti, polemiche e scis­sioni (ma anche di discriminazione e re­pressione), una delle forze politiche più originali del nostro secolo.