Nota post-infornata 29 aprile 2017

Cari amici di Ladri di Biblioteche,

in attesa del secondo tassello del trittico sul populismo, e mentre proseguono i lavori per il grande progetto di Ottobre, vi propongo un’ infornata miscellanea.
Ringrazio Zovvo per aver ispirato il Ricossa e Flextime per la Storia filosofica dell’ignoranza del Velotti.

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Grazie

Stefano Velotti – Storia filosofica dell’ignoranza

velotti cover

L’ignoranza è all’origine della filosofia occidentale e i problemi che essa pone la percorrono tutta, dall’ignoranza socratica a quella propugnata dagli scettici antichi e moderni, dalla dotta ignoranza della teologia negativa alle varie forme di non-sapere disseminate nella filosofia contemporanea. Ma l’ignoranza non è solo un tema da filosofi. Essa è in realtà l’emblema della vita: chi sapesse tutto non avrebbe più niente da conoscere o da esperire. Sarebbe morto. Questo libro percorre le forme che l’ignoranza ha assunto nella storia del pensiero.

Sergio Ricossa – Storia della fatica. Quanto come e dove si viveva

Ricossa, Sergio - Storia della fatica. Quanto dove e come si viveva [LDB]

L’incomprensione della civiltà in cui viviamo deriva, probabilmente, da una mancanza di conoscenza della storia e dei mezzi che hanno permesso all’uomo di innalzare la qualità della sua vita. Perduti nei meccanismi della civiltà industriale, viene a mancarci la mappa del nostro passato,di come siamo giunti sin qui ed in seguito a quali sforzi e privazioni. Questo libro è un invito a guardare indietro nel tempo, non per cercarvi il segreto della felicità, ma per comprendere meglio il presente.

Adrian Johns – Pirateria. Storia della proprietà intellettuale

Tempo di pirati globali, il nostro. Hanno i tratti ipertecnologici degli hackers che trovano un varco in bastioni informatici, o l’aspetto proteiforme dei contraffattori su scala planetaria. Però dietro il loro sfuggente anonimato, la loro incerta identità politica e la loro destrezza clandestina preme un albero genealogico antico e gremito di fuorilegge a viso scoperto: i briganti contemporanei vi compaiono solo come gli ultimi discendenti della variopinta torma che per secoli ha battuto l’Occidente dalle due sponde dell’oceano. Mancava finora un genealogista che avesse il talento di Adrian Johns nello scovare quei nomi dimenticati di editori, scienziati, industriali, ridando corpo e parola ai protagonisti di una guerra di corsa che fin dall’inizio ha toccato i presupposti della civiltà quale noi la intendiamo, e che si combatte ancora con esiti apertissimi. Infatti nelle tipografie in cui si ristampavano illegalmente i libri o nelle fabbriche che mettevano indebitamente a profitto invenzioni brevettate sono state in gioco le idee di creatività, trasmissione, autenticità, plagio. Le nozioni stesse di diritto d’autore e di proprietà intellettuale hanno conosciuto un lungo travaglio. Johns ha anche il merito, davvero raro in chi affronta una materia così incandescente, di farci riconoscere sempre– senza tesi preconcette e nel rispetto delle circostanze storiche – le ragioni che oppongono gli incursori e i protezionisti, coloro che inneggiano alla libera circolazione dei prodotti dell’ingegno e coloro che giudicano i regimi proprietari di tutela gli unici compatibili con l’etica pubblica e lo sviluppo sociale. E di mostrarci il ruolo propulsivo che la pirateria ha talora svolto. Ne uscirà arricchito il nostro lessico della legalità, e se verremo a sapere di plateali violazioni del copyright che protegge opere letterarie e musicali o di dispute su brevetti di farmaci e sementi, ci renderemo conto che lì la partita non riguarda soltanto malfattori e danneggiati, ma è di gran lunga più abissale e avventurosa, perché coinvolge i diritti di tutti.

William Dalrymple – Il ritorno di un re

Nel 1839 un’armata britannica di quasi ventimila uomini invade l’Afghanistan per insediare sul trono del paese un sovrano fantoccio, Shah Shuja, e contrastare così la temuta espansione russa in Asia Centrale: è l’inizio del Grande Gioco, la sanguinosa partita a scacchi tra potenze coloniali europee per il controllo della regione, immortalata da Kipling in “Kim”. Ma è anche il primo fallimentare coinvolgimento militare dell’Occidente in Afghanistan. Meno di tre anni dopo, il jihad delle tribù afghane guidate dal re spodestato, Dost Mohammad, costringe gli inglesi a una caotica ritirata invernale attraverso i gelidi passi dell’Hindu Kush. Soltanto una manciata di uomini e donne sopravvivrà al freddo, alla fame, e ai micidiali jezail afghani. L’impero più potente al mondo era stato umiliato. Attingendo a fonti storiche in persiano, russo e urdu sino a oggi sconosciute – compresa l’autobiografia di Shah Shuja, la cui tragica figura rappresenta il vero fulcro del libro – nonché ai diari e alle lettere dei protagonisti inglesi dell’invasione, Dalrymple racconta una vicenda insieme drammatica e farsesca, popolata di personaggi affascinanti e crudeli, incompetenti e geniali, eroici e boriosi. E la racconta in maniera trascinante, senza tuttavia farci mai dimenticare quanto quegli eventi – le antiche rivalità tribali sullo sfondo di territori inaccessibili e inospitali, gli errori strategici che portarono al massacro dell’armata britannica – risuonino, ancora oggi, come un monito.

Pavel Basinskij – Fuga dal paradiso. La vita di Lev Tolstoj

Un mattino qualsiasi, all’inizio del XX secolo, l’anziano Lev Tolstoj abbandona in gran fretta la sua tenuta di Jasnaja Poljana, nella campagna russa. Questo piccolo evento, a cui dieci giorni dopo segue la morte dello scrittore, ha risonanza mondiale, mentre le ragioni e le circostanze di quella misteriosa partenza sono state a lungo argomento di congetture e pettegolezzi. Oggi, a oltre cent’anni di distanza, filtrare la realtà dalla leggenda sembra ancor più arduo, ma è proprio questo l’obiettivo che si è prefisso Pavel Basinskij. In “Fuga dal paradiso”, l’autore ripercorre le orme di Tolstoj per capire quale angoscia lo ha spinto verso quel gesto a prima vista incomprensibile. Basinskij ci porta nel “paradiso”, dentro Jasnaja Poljana, cercando di spiegare attraverso gli occhi dei contemporanei di Tolstoj perché un rifugio accogliente fosse diventato d’un tratto un luogo insopportabile.