Infornata 16 febbraio 2017 + Il futuro di Ladri di Biblioteche

Cari amici di Ladri di Biblioteche,

dopo l’infornata di metà febbraio, una miscellanea,  è giunto il tempo di fare il punto sul passato, sul presente e sul futuro di questo blog.

Come i miei più vecchi followers ricorderanno, questo blog nasceva in primis come porto franco per gli esuli di Scribd, dopo che quest’ultimo si mostrava essere sempre meno interessato a preservare quell’afflato di condivisione che animava una parte consistente dei suoi iscritti. A un certo punto, subodorando l’imminente fregatura (materializzatasi in seguito con ban, rimozione arbitraria dei contenuti e, dulcis in fundo, l’eliminazione di ogni strumento di comunicazione tra gli utenti) decisi di abbandonare la piattaforma scribdiana e aprire LDB. Grazie a Scribd, e non posso non riconoscerglielo, ho avuto modo di incontrare persone generose, come Maurizio, Zovvo e il buon grattacielo, ad esempio, ed è grazie al loro tenace e disinteressato spirito di condivisione che la scintilla iniziale ha potuto sopravvivere ai marosi del web, incarnandosi in quello che poi sarebbe diventato l’embrione di Ladri di Biblioteche.

Dopo LDB-1 (culturanonapagamento) e LDB-2 (resistenzaletteraria) siamo giunti oggi alla terza incarnazione, e non è finita qui… ma non anticipiamo. Non considerando le crude statistiche, che parlano ormai di quasi 1000 visitatori unici al giorno, nel tempo ho visto aumentare in maniera esponenziale mail ricevute, messaggi in chat e commenti, tutti segnali che l’utenza si stava ingrandendo ben oltre le mie stesse aspettative. Un amico storico mi ha fatto notare come ormai Ladri di Biblioteche sta di fatto prendendo il posto che era stato di scribd nell’assolvere, o nel tentare di assolvere, a una certa domanda culturale del web italiano: la domanda di testi in formato digitale di maggior densità e spessore concettuale –  a volte irreperibili e non più ristampati per mere logiche editoriali – che i siti di condivisione generalisti non riuscivano e non riescono a intercettare, appiattiti come sono sulla odierna produzione culturale di massa (che porta, ça va sans dire, click e visualizzazioni facili).

A questo punto, con una utenza che va sempre più ingrandendosi, si rende necessario dotare anche il blog di strumenti più evoluti che possano preservarne la stabilità: penso, ed è la prima cosa che mi viene in mente, a un dominio autonomo dalla piattaforma wordpress. E poi ci sarebbe anche la questione Mega, le cui intenzioni non sono per il momento chiare, anche se alcuni sviluppi recenti lascerebbero presagire un possibile futuro voltafaccia in stile scribd. Urge anche in questo caso cercare strumenti alternativi fin da ora, onde non farsi cogliere alla sprovvista. Per finire, assistiamo in questo periodo a un ulteriore stretta politica contro i blog e i forum. Leggere per credere. Come al solito, e chi ha letto i libri di Losurdo lo sa bene, quando le classi capitaliste dominanti si trovano in crisi di consenso e di legittimità tendono a restringere (anche) le libertà individuali.

Ci sarebbe anche una questione personale: per me che ne sono il curatore Ladri di Biblioteche sta diventando qualcosa di più che un semplice hobby: tra moderazione dei commenti, aggiunte alla condivisione, conversazioni con i numerosi amici che mi contattano tramite email e chat, ecc. il tempo speso in queste pratiche “gestionali” va a sommarsi a quello speso per il fulcro di questo progetto, ovvero la creazione dei nostri preziosi consigli. Amo LDB e pertanto non mi duole affatto spendervi tempo, ma costui è notoriamente tiranno, e più ne dedico al blog e meno posso poi dedicarlo alle altre mie attività. 

Da blogmaster mi sono sempre opposto alle pubblicità, specie a quella aggressiva tramite pop up, in stile dasolo. Ho preferito affidarmi alle donazioni private, ma purtroppo non sono arrivati i risultati che mi aspettavo, cosa peraltro comprensibile considerati i tempi in cui viviamo. Approfitto per  ringraziare calorosamente i coraggiosi, pochi ma buoni, che hanno scelto di sacrificare un po’ del loro denaro a LDB. Di nuovo, grazie infinite.

Se, tornando al punto, scendere a un compromesso (a mali estremi…) con le pubblicità potesse servire a fare il bene del progetto, non mi tirerei indietro. Evitando gli eccessi e l’aggressività, certo, e ovviamente conservando lo spirito originario del blog: la fruizione e l’accesso all’archivio resteranno infatti sempre liberi.

Prima di prendere decisioni non posso però non ascoltare la vostra opinione. Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate.

Natjus

Marcello Foa – Gli stregoni della notizia. Da Kennedy alla guerra in Iraq: come si fabbrica informazione al servizio dei governi

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Una rassegna di bugie costella la politica internazionale: Foa elenca i misfatti perpetuati sopratutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna dagli “spin doctor”, personaggi quasi sconosciuti perché, appunto, il loro lavoro si svolge lontano dalle telecamere. Si scopre così come l’opinione pubblica internazionale sia stata “guidata” a condividere scelte azzardate e a volte disastrose: dalle famose “armi di distruzione di massa” irachene alla guerra nei Balcani motivata da una “pulizia etnica” mai interamente dimostrata. Si scopre inoltre che la “fanciulla kuwaitiana” volontaria in ospedale, che testimoniò sulla strage di neonati gettati fuori dalle incubatrici dai soldati di Saddam, era in realtà la figlia dell’ambasciatore del Kuwait all’ONU.

Mark Duffield – Guerre postmoderne. L’aiuto umanitario come tecnica politica di controllo

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Cosa sono le nuove guerre? Quali attori vi prendono parte? Di quali progetti politici sono espressione? Uno dei massimi studiosi inglesi di relazioni internazionali esamina la natura dei conflitti regionali e interni nel quadro dell’attuale sistema di governance globale. Le nuove guerre e il terrorismo non sono il portato della barbarie e dell’irrazionalità. Sono al contrario ‘conflitti postmoderni’, espressione di nuovi e originali progetti politici, che l’autore considera come forme di adattamento e risposte razionali alla globalizzazione.

Prem Shankar Jha – Il caos prossimo venturo. Il capitalismo contemporaneo e la crisi delle nazioni

Il caos prossimo venturo

Sintesi innovativa di teoria politica ed economica, Il caos prossimo venturo mette in discussione molti dei preconcetti abituali sull’impatto della globalizzazione e getta una nuova luce sulle conseguenze mondiali del processo di industrializzazione. Prem Shankar Jha, uno dei massimi eco-nomisti indiani, racconta l’evoluzione del capitalismo secondo una scansione in quattro fasi, a partire dalla sua nascita nei comuni italiani fino all’attuale dimensione planetaria, evidenziando come alla fine di ogni periodo il capitalismo distrugga i propri «contenitori» per estendere lo scenario delle proprie attività, dando vita a situazioni di instabilità e di violenza. Oggi il capitalismo globale considera limitante qualunque tipo di istituzione, dal welfare state agli stati nazionali, mentre le istituzioni non hanno ancora avviato un profondo processo di revisione dei propri ruoli e del proprio funzionamento. Quella che si prospetta è una lunga stagione di disordine sociale e disequilibrio economico, assieme a nuove e pericolose forme di unilateralismo e a uno scenario di guerra permanente popolato da eserciti, di soldati o terroristi, in costante attività. Un’opera innovatrice e pionieristica, una storia globale del capitalismo scritta da un grande studioso indiano, una riflessione sul mondo contemporaneo che nasce nel cuore del conflitto tra progresso e caos. «Il valore di un libro sulla situazione attuale del pianeta non si misura nel suo essere speranzoso o disincantato, ma nell’aiutarci a capirla, ovvero nel fornire una comprensione storica della crisipresente. Il libro straordinariamente intelligente, lucido e problematico di Prem Shankar Jha supera questa prova a pieni voti. È una lettura fondamentale per la prima decade di questo terzo millennio.

Luciano Canfora – La schiavitù del capitale

La schiavitù del capitale

Il capitalismo ha vinto, ma forse è solo un tornante della storia Proprio come l’Idra, il mostro mitologico le cui teste, mozzate da Ercole, avevano il potere di rinascere raddoppiandosi, il capitalismo, un tempo solo occidentale oggi planetario, ricompare sulla scena del mondo riproponendo nuove e più sofisticate forme di schiavitù. Ma se è vero che dai grandi conflitti del ’900 il capitalismo è uscito vincitore trionfando su ogni rivoluzione, è altrettanto vero che “l’uguaglianza è una necessità che si ripresenta continuamente, come la fame”. Nella trama della storia qual è il posto di questo anelito, proprio delle religioni di salvezza e del comunismo moderno?

Diego Fusaro – Pensare altrimenti

Pensare altrimenti

Da sempre, sia pure in forme diverse, gli uomini si ribellano. Difficilmente le rivolte si lasciano ricondurre a un paradigma unitario, ma presentano come orizzonte comune la rivendicata antitesi rispetto a un ordine costituito o a un «comune sentire» che si pretende giusto. La cellula genetica del dissenso corrisponde a un sentire altrimenti che è, già virtualmente, un sentire contro: e che, per ciò stesso, può trapassare nelle figure concrete in cui il dissentire si cristallizza facendosi operativo. Il pensiero ribelle deve costituire oggi il gesto primario contro l’uniformazione globale delle coscienze che si sta registrando nell’orizzonte del nuovo pensiero unico e del falso pluralismo della civiltà occidentale. Diego Fusaro si propone qui di analizzare le figure del pensare altrimenti, le declinazioni storiche del dissenso e la sua fenomenologia.