Helmuth Plessner – I gradi dell’organico e l’uomo. Introduzione all’antropologia filosofica

coverL’antropologia filosofica di Plessner nega il pervicace soggettivismo secondo il quale “colui che pone le questioni filosofiche e il prossimo esistenziale di se stesso” è parte dal presupposto che l’uomo non sia “né il più prossimo né il più lontano da se stesso”. Una condizione eccentrica all’interno del vivente che sottrae l’essere umano all’univocità biologica del comportamento e determina la sua forma di vita come essenzialmente artificiale, aperta alla plurivocità della seconda natura. La domanda, di tono kantiano, sulle sue condizioni di possibilità implica un allargamento della prospettiva e conduce a esiti originali, a una sorta di cosmologia dell’organico in generale, ritenuta indispensabile a ogni teoria distintiva dell’esperienza umana.

Consiglio ispirato da Thaetheve.

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71 thoughts on “Helmuth Plessner – I gradi dell’organico e l’uomo. Introduzione all’antropologia filosofica

  1. Siamo ancora alla contrapposizione umanismo vs scienza (disumana), robe da pazzi. Ma che te ne fai di tanti libri se poi hai una visione così incolta del mondo?

  2. Lupus in fabula … Il solito genio che mis-interpreta o, meglio, sovra-interpreta (troppo Derrida evidentemente nuoce …). Il bersaglio non era una svalutazione della scienza a favore delle scienze umane, quanto – più banalmente – la pretesa di sindacare sulle scelte di chi mette a disposizione della comunità caterve di libri attinenti perlopiù “al campo delle scienze umane e della filosofia” (parole di Nat, poco sopra). La dittologia “scienze disumane” è un evidente ironia, forse incomprensibile per chi ha una visione colta del mondo eppure ignora le elementari strategie retoriche del discorso e oltretutto si lascia sfuggire la citazione.
    Caro Nat, fra molti che illumini qualcuno lo obnubili! Che sia il caso di consigliare “Disumane lettere” di Carla Benedetti?

  3. Caro Nat, ho caricato nel mio account mega (Pasquale Severino) che tu dovresti “vedere” l’interessantissima relazione di Matteo D’Acunto dal titolo “Efesto e le sue creazioni nel XVIII libro dell’Iliade” discussa nell’ambito della giornata di studi “Lo scudo di Achille nell’Iliade” tenutasi a Napoli il 12 maggio 2008.
    La metto a disposizione per la condivisione.
    In tema, sarei grato a chiunque potesse condividere gli altri interventi contenuti negli atti di quella giornata di studi, così come sarebbe bello se tu volessi e potessi consigliare “Achilleide” di Stazio edito dalla BUR e “L’arrivo di Achille a Sciro. Saggio di commento a Stazio” edito dalla Scuola Normale Superiore.

  4. Sono quasi due mesi che tento di iscrivermi senza successo da Lester Cromarty, provo a postare qui la mia richiesta. Grazie

  5. Grande Daidalos! Hai capito perfettamente lo spirito e sfoderi una figura etimologica degna di Dossi o Savinio, altro che pazzia e in-cultura …

  6. Scusate se disturbo, ma nessuno è in contatto diretto con Natjus? Lascio continuamente messaggi per sapere se è ancora attiva una sua mail e non mi risponde mai. Mi sento frustrato e reietto,,,,,

  7. Ti ringrazio Aletinus! Aggiungo che oggi non c’è scienza più umana di quella naturalistica tutta basata sull'”errare” nel senso più pieno del termine: su prove ed errori, proprio come l’umanissima ermeneutica!

  8. Egregio Aletino, dove l’ha vista la pretesa di sindacare sulle scelte etc.? E non è che l’artificio suo retorico, comunque lo indirizzi la tassonomia, stia lì a far sola ironia.
    Vedo che non ha argomenti da proporre, il resto è sgambettare tra il citazionismo e il maestrinismo da precettore di provincia. Molto patetico.
    Ma transeat.
    Saluti

  9. ammetto che negli ultimi due giorni ho lasciato commenti qui e la…..me è troppa l’impazienza …per essere ammesso….
    grazie!

  10. Caro il mio Solone, dovete leggere qui sopra, l’affermazione di Irlanda e infine spero capirete. Dovete essere personaggio invero bizzarro, eleggendovi interlocutore in luogo d’altri e perdipiù rivolgendo parole offensive nei miei confronti in nome dei vostri princìpi. Voi siete pedante, cavilloso, tedioso come troppi intellettuali che si illudono di poter dirigere le coscienze altrui. Ritiratevi, Signore, in arpocratica posa nel vostro studiolo.
    E lasciateci divertire …
    Ossequi

  11. @ Aletinus: ROTFL! Sembra che ciò di cui rimproveri quel povero “Solone” di snow sia in realtà proprio ciò che hai fatto tu, dando il via ad una magnifica catena ermeneutica – perché basta guardare il post sopra e si capisce che mi riferivo all’eventualità suggerita da gnommero… Per cui hai ripetuto esattamente – certo, con più “diritto” – quel che ho detto. Let’s chill! Saluti

  12. Irlanda, hai ben ragione e il tutto è attribuibile a una maledetta pagina cache … In ogni caso da parte mia non vi era alcuna intenzione animosa. Certo che la catena ermeneutica scaturita è davvero magnifica. Un Paul De Man redivivo e Harold Bloom ci scriverebbero sopra un saggio, a conferma delle loro teorie secondo le quali il senso spesso scaturirebbe dalla cecità e dall’equivoco.
    Insomma, si è cantato al modo delle rane!
    Ricambio i Saluti

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