J.M. Coetzee – Infanzia. Scene di vita di provincia

Infanzia

Un quartiere anonimo di una desolata provincia sudafricana. Un ragazzino che cerca una via di fuga da un padre ordinario che non riesce a rispettare, da una madre che ama di un amore viscerale ma che non gli dà certezze, dagli umilianti riti di una scuola dove le regole non sono uguali per tutti, dai turbamenti di un’infanzia già «guasta», dagli angusti orizzonti nazionalistici del Sudafrica nel secondo dopoguerra. I temi di J. M. Coetzee vanno ricercati là dove convergono gli aspetti politici, spirituali, psicologici e fisici dell’ esistenza: l’incubo della violenza burocratica, la nostra desolata estraniazione dalla terra, un’ansia shakespeariana per la natura strappata al suo ordine naturale e gli insistenti bisogni del corpo. Un desolato centro residenziale di una città di provincia a soli centosessanta chilometri da Città del Capo, Worcester («un purgatorio dal quale bisogna passare per forza»). Un ragazzino di dieci anni, l’io-narrante, che, chiuso in una solitudine sempre piú grande, cerca a tutti i costi di andare oltre l’infanzia («un periodo in cui bisogna stringere i denti»), oltre le mura di quel suo «buco di casa» perso in un mucchio di costruzioni identiche, oltre i confini sempre piú angusti di un Sudafrica in balia dei nazionalisti, oltre l’esistenza ordinaria, «imbarazzante», e infine fallimentare del padre, oltre l’«amore assoluto» della madre, la «cosa piú salda della sua vita», e la piú indecifrabile. Il sentirsi profondamente inadeguato nei confronti delle «prove» della vita di tutti i giorni diventa un’ossessione che il protagonista maschererà trincerandosi dietro le apparenze di studente modello, dietro il mito di sé (diviso tra le origini afrikaner e il suo desiderio di essere un vero eroe, come sono ai suoi occhi gli inglesi), covando però nell’intimo passioni «inconfessabili», predilezioni scomode, sbagliate, e il cupo senso di colpa che ad esse si accompagna.

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