Giorgio Boatti – Un paese ben coltivato

Un paese ben coltivato

Prima tappa: la mietitura di granoturco e riso, in una pianura estenuata dalla siccità. La seconda tappa: la vendemmia appena terminata, sulle balze della Valtellina e giù in fondo alla Sicilia. Quanto alle olive, per raccontarne la raccolta, c’era tempo tutto l’inverno: però già prima di Natale sono in Calabria. Oltre alle olive, e ai non scontati scorci della filiera delle arance, mi è venuta incontro l’avventura di un coltivatore di bergamotto: pareva una spy-story ambientata tra Londra, Boston e la fiumara di Amendolea in quel di Condofuri. Mese dopo mese, ho accompagnato l’evolvere delle stagioni con il succedersi dei luoghi, delle coltivazioni, degli incontri: dal ‘triangolo d’oro’ del riso al ‘distretto rosso’ del pomodoro, dalla filiera degli ortaggi al re dei frutti di bosco che dal Veneto e dal Trentino arrivano ovunque. E poi ricercatori di altissimo valore che nessuno pare apprezzare, gente che ridà vita a masserie e a poderi e dinastie famigliari, quelle che di un certo prodotto hanno fatto un blasone.» Con lo sguardo curioso e spiazzante dell’absolute beginner, digiuno di ogni sapere specialistico ma aperto al nuovo e all’inaspettato, proprio come quando, due anni fa, ha bussato alle porte dei monasteri, Giorgio Boatti è andato alla ricerca di scommesse in corso: storie nelle quali il primo posto spetta alle persone che vi operano. Vitali, innovative. Forse controcorrente, in un paese dove, per forza, bisogna dire che tutto va a picco. Mentre invece in questa Italia dai piedi ben piantati in terra c’è all’opera un pezzo di futuro che ci riguarda tutti.

Consiglio a cura di Flextime

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