Marco Vozza – Il nuovo infinito di Nietzsche

Il nuovo infinito di Nietzsche

Quale significato può avere Nietzsche oggi, in un’epoca che sembra prendere risolutamente le distanze dal suo pensiero in nome di una istanza ontologica di stampo realista? Nonostante i tentativi di interpretarne l’opera come prototipo di filosofia irrazionalista, di pensiero metafisico o di cultura postmoderna, come profezia di una grande politica dapprima reazionaria poi rivoluzionaria, Nietzsche appare tuttora fecondamente inattuale, irriducibile agli stereotipi di fautore del superuomo e dell’eterno ritorno conseguenti alla morte di Dio. È giunto forse il tempo di comprendere che il principale intento del filosofo della gaia scienza è la valorizzazione degli affetti e del mondo delle cose prossime, da sempre svalutate dalla morale e dalla metafisica: egli sostiene che la volontà di potenza è affetto, non dominio o sopraffazione. La trasvalutazione dei valori non conduce al relativismo scettico ma a una futura obiettività, adeguata alla complessità del reale e alla complementarietà tra arte e scienza. Dopo aver sondato gli abissi del dolore, Nietzsche pensa a un mutamento antropologico, a un oltreuomo che ha utilizzato l’esperienza della malattia come strumento di conoscenza e di indagine sulla grande ragione insita nel corpo e che, attraverso l’esercizio estetico del grande stile, potrà finalmente esprimere la potenza di grandi affetti.

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