Martha C. Nussbaum – La fragilità del bene

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A dispetto delle dimensioni, questo saggio, il primo scritto da Martha Nussbaum e il primo a essere stato tradotto in italiano nel 1996, rimane uno dei suoi titoli più richiesti e apprezzati. Contributo tra i più affascinanti apparsi nel campo degli studi classici, il volume va in realtà oltre i confini dell’antichistica, per inserirsi nell’odierno dibattito sull’azione etica e politica. I greci furono consapevoli del fatto che i valori e gli ideali che l’uomo si dà devono venire a patti con la «fortuna», ossia con ciò che non è nostro, che non abbiamo deciso noi. È a questa commistione fra virtù e fortuna che guarda Nussbaum rileggendo la tradizione tragica e filosofica. Sulla scia di Aristotele, l’autrice suggerisce che ciò che rischia di contaminare la purezza della virtù e della ragione – impulsi inconsci, passioni incontrollabili – è anche ciò che costituisce la specificità della sfera umana: l’importante è limitare i rischi e arginare il potere della fortuna.

100 thoughts on “Martha C. Nussbaum – La fragilità del bene

  1. Ciao a tutti. Vorrei sapere se qualcuno ha il testo di claudia desalvo, l’oltre nel presente. La filosofia dell’uomo in gregorio di nissa. Grazie mille sempre e comunque 😉

  2. Cari frequentatori di LDB,
    il blog di Natjus nasce come contenitore di cultura (la più differenziata e alta), ed è evidente che la comunità che lo segue è fornita di buoni strumenti intellettuali e di buone biblioteche. Mi permetto di usare questo mezzo per arrivare a persone che sicuramente hanno molto da condividere.

    Avrei bisogno di un aiuto riguardo al “minimalismo”. Sto facendo delle ricerche per approfondire una serie di prospettive che vadano soprattutto a toccare gli aspetti della letteratura. Sapere cosa è il “minimalismo” sia in arte che in architettura, ma anche in letteratura, non è un problema, il punto che vorrei sviscerare è il perché nasce il “minimalismo”. Quali sono i contesti storico-sociali che a un certo punto ne provocano l’insorgenza? Da dove nasce l’esigenza (nel caso dell’arte) di contrapporsi all’espressionismo astratto e alla pop-art?
    Spero in vostre riflessioni e documentazioni; nell’eventualità potete anche scrivermi a questo indirizzo: guendamandis@yahoo.it
    Ringrazio fin d’ora tutti e Natjus per l’ospitalità e il lavoro sempre impagabile,

    pinealismus

      1. No Natjus, mi era sfuggito il testo!
        Grazie! E’ già un ottimo inizio. Non solo il capitolo specifico, ma tutto il libro può essere utile, vado subito a leggere.
        Spero in ulteriori illuminazioni, grazie. 🙂

        pinealismus

    1. Fossi in te darei un’occhiata anche al quarto (e ultimo capitolo: L’immagine-aura) del volume di Georges Didi-Huberman “Storia dell’arte e anacronismo delle immagini” che riflette sull’estetico in generale dando una particolare rilevanza ad alcune opere di uno dei precursori del minimalismo, Barnett Newman.

      1. grazie gianluca!
        il libro mi sembra molto interessante in sé, non ce l’ho. Qualche aiuto? Altrimenti acquisto prossimo. Grazie per l’aiuto.

    2. Per un inquadramento della questione ti suggerisco il testo di Francesco Poli “Minimalismo, arte povera, arte concettuale” ed. Laterza.

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