Quota donazioni

Come (forse) avrete visto visto, da un po’ di tempo nella barra laterale del blog è apparso un link di donazione.

Era per prepararvi a questo importante annuncio: mi sono stancato di fare il vostro asino per nulla. Da oggi non rilascerò più consigli fino al raggiungimento della quota mensile di 500 euro, pervenutomi codesto denaro rivedrete nuovamente i vostri amati consigli.

Ca nisciun è fess… avete mangiato fino a ora, è arrivato il momento di contribuire.

La libertà non è gratis (cit.)

 

Annunci

114 thoughts on “Quota donazioni

  1. Volevo chiedere se era possibile aggiungermi su Mega, fai un lavoro fantastico! E mi scuso se questa non è la sede corretta per chiedertelo

  2. ho provato a leggere Fink su Nietzsche, già nell introduzione si capisce dove vuole andare a parare, a mio avviso non è nemmeno all altezza di allacciare i sandali a Nietzsche

    Cacciari ne fa gli elogi, ma lui è comunista
    e Fink “…venne educato nei suoi primi anni di studio dallo zio, parroco cattolico.”

    Nietzsche farà sempre scomodo a troppi, non adatto al gregge

  3. Confermo in pieno la tua frase iniziale: un programma (così come una domanda) deve essere “stuzzicante”; io direi insinuante, deve essere, in quanto programma, distrattamente aperto a digressioni. Ma aperto a digressioni che devono portare a una questione filosofica, cioè a una riflessione in termini filosofici di ciò che per incuria non viene ritenuta più degna di una discussione filosofica. Ma una domanda che nasconde in sé la natura filosofica deve confrontarsi con ciò che viene ritenuto “criminale”. Noi conosciamo e sempre più, tristemente, ci troviamo ad accettare il criminale come individuo. “Delitto e castigo” è un brutto romanzo che sancisce lo statuto del criminale come individuo. Tanto più ritenuto degno di redenzione. Questo perché noi non sopportiamo lo statuto del criminale di razza. Cioè di colui che ha commesso crimini individuati come crimini di genocidio. Ma che in fondo non è per niente un criminale. Questo perché noi non pensiamo più per razze – o non pensiamo ancora – per razze. Noi abbiamo solo un’epoca del romanzo di individui isolati, destinati al fallimento; ma non abbiamo ancora un’epica delle razze. Così questo comporta, adesso, la difesa del negro, dello zingaro dell’indio o del semita che violenta o ammazza a caso nelle tante città d’Europa nelle quali si trova per caso a comparire, ospite tra tutti quello più inquietante. Così noi non ci chiediamo più che cosa sia Europa, ma colpiamo puntualmente chi tenta di colpire la razza. Mentre la domanda fondamentale è sempre: “Che cosa è dell’Europa?».
    Ma questo perché noi pensiamo la terra solo come terra dove andare. Non più come terra che chiama il suo abitante.
    “La nascita della tragedia” comporta già il percorso di Nietzsche (dalla Grecia classica alla Germania della musica di Wagner). L’elemento fondamentale che ritorna negli scritti di questo periodo (ma non nella “Filosofia nell’epoca tragica dei greci”) è: “l’aristocratico comanda”. L’aristocratico, secondo Nietzsche, non ha nessun bisogno di convincere, proprio perché l’arte di convincere è quell’arte che il “problema Socrate” ha introdotto di nascosto nella filosofia. Che questo problema non sia limitato solo al primo periodo di Nietzsche lo si vede dal ritorno del “Problema Socrate” nel “Crepuscolo degli idoli”. Il “problema Socrate”, cioè il problema di convincere attraverso una discussione, nascondeva in realtà – secondo Nietzsche – un tentativo di sottomissione razziale: Socrate, il brutto Socrate, il malriuscito, attraverso la dialettica, metteva in moto la sua strategia per imporsi. E proprio lì si nascondeva il meccanismo della sottomissione razziale: il brutto Socrate, attraverso la dialettica, cercava di imporsi nella terra che cantava ancora Achille dai capelli biondi.
    Losurdo ha precisato che cosa era Socrate, per Nietzsche, nell’epoca della “Nascita della tragedia”: era il modo in cui l’ebreo veniva visto nella Germania intorno al 1870, l’epoca in cui Nietzsche scriveva “La nascita della tragedia”.
    Per quanto riguarda Heidegger, c’è sempre la questione del paragrafo 74 di “Essere e tempo”, che apre allo svolgimento di tutto il successivo pensiero di Heidegger. Questo paragrafo può essere collegato alla conferenza “Il pericolo”, intorno al 1950, che poneva la domanda fondamentale sui morti nei campi di concentramento. Domanda che ha suscitato l’indignazione di Faye. Ma domanda che dimostra che Heidegger deve essere pensato a partire dal tipo di Europa che si è determinata a partire dalla sconfitta della Germania nazionalsocialista.

  4. – Per “criminalità” la risposta è facile: vuol dire non uccidere e questo è un punto filosofico fermo che risale ai pisistrati, a Solone e a Epimenide. Dovrebbe essere già storia, cioè pensiero passato che filosoficamente non torna.
    – A Nietzsche, che nella nostra conversazione tende a prendere il ruolo di belzebù, contrapporrei Gandhi, del quale conosco nulla fuorchè l’azione per la nonviolenza.
    La Nascita … (esteticamente innovativo, molto bello e interessare) dimostra che Dioniso, cioè il diavolo, non è morto con Cristo. Circostanza che solo al figlio d’un pastore protestante può venire in mente di accertare tanto è lampante.

    Heidegger non fu nazionalsocialista.
    Un pensiero comunista che lo prese fu di badare al rettorato del quale ritenne d’essere, teutonicamente, responsabile.
    Per quel che mi riguarda, in ottima compagnia, sono contrario al pedagogismo.

    Abbiamo un altro compagno di viaggio: Socrate. Non sono un moralista, spero di dimostrarmi all’altezza.

  5. En ny hermann,
    Devo chiederti scusa per la superficialità con la quale ho risposto al tuo argomento sul coinvolgimento di Heidegger col nazismo e per la evidente non veridicità della mia affermazione “Heidegger non fu nazionalsocialista”.
    Per pigrizia non ho svolto l’argomento che ora ti estrinseco brevemente.
    Per l’opinione che mi sono fatto, Heidegger non fu un ideologo del nazionalsocialismo come, per esempio, lo fu Gentile per il fascismo; e non fu nemmeno un politico come, per esempio, lo fu Croce che si schierò apertamente con gli antifascisti.
    Sul fronte pubblico, ciò che lo interessò veramente, continuando una storia tutta tedesca che risale perlomeno a Goethe, fu l’educazione della gioventù; per ciò l’intervista allo Spiegel può offrire un valido sostegno a questa tesi.
    Per quanto mi riguarda, più che alla polemica storica o al suo “sistema” sono interessato ai suoi studi particolari di filosofia antica, il contributo alla tradizione ontologica e con questa la sua avversione per l’antimetafisica. Se dovessi citare l’esempio di un suo studio per me esemplare, questo è il “Detto di Anassimandro” in Holzwege.

  6. La questione “non uccidere” ha sempre conosciuto deroghe, per esempio nei tempi di guerra. Per l’Occidente moderno il precetto si confonde con il cristianesimo. Nietzsche e Heidegger hanno pensato al di fuori del cristianesimo e questo comporta l’abbandono della nozione di uguaglianza, che implica anche quella di sacralità della vita umana. Il concetto di essere umano deve quindi essere determinato sulla base di parametri non più cristiani. L’omicidio (meglio, il genocidio) è ciò che manca all’uomo per essere veramente padrone del mondo.
    La questione importante su Heidegger e il nazionalismo, secondo me, è questa: c’è una convergenza tra il pensiero di Heidegger e l’ideologia nazionalsocialista, come si vede da diversi paragrafi di “Essere e tempo” (soprattutto il 27 e il 74). Convergenza che riguarda l’ideologia “völkisch”, evidentissima nel discorso “Perche restiamo in provincia?”. E soprattutto sulla insistenza del ruolo della Germania nazista per la formazione di un nuovo pensiero (quello che Heidegger definiva il “secondo inizio”, dopo quello iniziale avvenuto in Grecia). Nella conferenza “Il pericolo” Heidegger si chiede fino a che punto, le persone uccise nei campi di concentramento, siano veramente morte, essendo state escluse da quel processo di nuova formazione del nuovo essere umano, appunto perché non erano autenticamente tedeschi.

    (Ho visto adesso il tuo secondo intervento. Rispondo a parte.)

  7. Sono d’accordo sul fatto che Heidegger non sia stato un ideologo del nazionalsocialismo, ma proprio perché, nel suo caso, mi sembra più giusto parlare di una convergenza tra pensiero di Heidegger e ideologia nazista; che nel “völkisch” aveva uno dei suoi cardini. Heidegger non era nemmeno un politico, eppure credeva nelle possibilità rigeneratrici del nazismo. Probabilmente, nel suo caso è più giusto parlare di un tentativo di porre la filosofia a guida della politica.
    Anche l’interpretazione di Heidegger della filosofia greca è sempre collegata alla nuova fase rappre-sentata dalla Germania (dalla Germania nazionalsocialista). La frattura che egli poneva tra i presocratici e il pensiero greco successivo riguarda la comparsa di tematiche che si salderanno con il cristianesimo. E che attraverso il cristianesimo si svilupperanno in tutto il mondo occidentale. Faye accusava Heidegger di aver pervertito la metafisica, rendendola, da quella cosa che riguardava tutti gli esseri umani, una cosa che riguardava solo il popolo tedesco (e il popolo tedesco del periodo nazista). Effettivamente in Heidegger c’è una posizione del genere. Ma accentuando l’importanza del popolo tedesco per il nuovo pensiero, Heidegger attua la rottura col pensiero precedente. Rottura che permette pure di comprendere la componente razziale di quel pensiero (il pensiero che saldava civiltà giudaica, greca e latina). La Grecia a cui riferirsi, per lui, era sempre quella del pensiero presocratico. Uno dei suoi grandi meriti, a mio parere, è quello di non aver mai confuso Grecia e Roma (probabilmente proprio perché il pensiero aurorale dei presocratici era così diverso da tutto ciò che Roma rappresenterà). A fianco di una tradizione ebraico-greco-latina, che poneva l’omologazione e una visione sempre più globalizzata del mondo, Heidegger risponde con un pensiero che si riconosce nei contadini tedeschi e che vede lì la possibilità della filosofia, come dimostra lo scritto “Perché restiamo in provincia?”.
    Un aspetto che il pensiero di Heidegger avrebbe dovuto coinvolgere, ma su cui purtroppo non ha avuto alcuna influenza è l’indoeuropeistica. La formazione di questa scienza come scienza autonoma sconvolge il mondo basato sulla civiltà ebraico-greco-latina. Da un lato ci si accorge che l’Europa è collegata all’India (almeno all’India vedica) e all’antico Iran, dall’altro ci si accorge con imbarazzo dello straniero che è in Europa e che ne ha alterato le caratteristiche, cioè il monoteismo semita. Curiosamente, quando la mitologia comparata indoeuropea ottiene una prima formulazione per opera di Dumézil, la posizione della Grecia passa in secondo piano rispetto ad altri paesi indoeuropei, India, mondo germanico, celtico.

    (Proporrei di abbandonare questa pagina che ormai nessuno frequenta più. Il mio indirizzo e-mail è: ennyhermann@gmail.com).
    Ciao.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...