Paolo Milano – Note in margine a una vita assente

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Paolo Milano fu per trent’anni il critico letterario dell’«Espresso», autorevole e molto seguito per la precisione e la sobrietà dei giudizi. Ma quella sua attività cominciò dopo un lungo periodo di esilio a Parigi e New York, destino congeniale a un uomo che fu cosmopolita per vocazione (caso rarissimo fra gli italiani di quegli anni), curioso di ogni aspetto della vita letteraria e intellettuale – e non appartenne mai del tutto a un solo mondo. Così Paolo Milano accumulava conoscenze e osservazioni che non potevano incanalarsi tutte nella sua attività di critico. Molto restio a pubblicare libri, tenne a lungo un diario, sino a oggi totalmente inedito. Una sua parte, che comprende gli anni 1947-1955, fu da lui però sottoposta a un lavoro di scelta e messa a punto come un libro finito, provvisto anche di vari possibili titoli, uno dei quali è quello con cui oggi appare. Sarà una lettura preziosa: rare volte l’«aria del tempo» ha circolato con tanta libertà in un diario intellettuale di quegli anni. E insieme qui si scoprirà quella che forse era la prima vocazione di Milano: quella del chiosatore, del testimone (degli altri e di se stesso), che sa riportare un aneddoto significativo, commenta una frase sentita in una conversazione, riflette sui libri che legge, con il massimo di concisione e sempre con lucidità e spregiudicatezza.