W. H. Chamberlin – Storia della rivoluzione russa. Vol. III Come Lenin giunse alla NEP

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Questo terzo volume risponde a una domanda che oggi ,mcora, dopo mezzo secolo, può sembrare plausibile: co­me si spiega che la ristretta minoranza dei bolscevichi sia riuscita a conservare il potere? In pochi anni, il « comunismo di guerra » aveva logorato il paese, esaspc­rnto gli animi. Serpeggiava dovunque la rivolta, che cul­minò nell’insurrezione dei marinai di Kronstadt, l’isola fortifìcata nelle vicinanze di Pietrogrado ( febbraio 1921). Fu allora che Lenin maturò il nuovo piano di politica economica, la NEP. E le sorti dell’URSS, pur con le drammatiche vicende future, furono assicurate.

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Stalin, Gor’kij, Molotov, Vorosilov, Kirov, Zdanov – Storia della Rivoluzione Russa Vol. III – Le giornate d’ottobre a Pietrogrado

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L’opera che presentiamo nella prima completa traduzione italiana risale — come indicano i nomi dei componenti il comitato redazionale che presiedette originariamente alla sua realizzazione — al periodo di ormai consolidato potere sovietico in Russia che vide dopo il transitorio periodo della Nep un profondo rinnovamento della società e della vita russa e la riorganizzazione radicale delle istituzioni culturali. In particolare gli studi storici ebbero impulso grandissimo dalla vittoria del marxismo, non senza tuttavia risentire dell’oscillare delle impostazioni ufficiali (ricordiamo per esempio la polemica sull’indirizzo che faceva capo a Pokrovskij, rimproverato di sostituire alla concretezza della ricostruzione storiografica astratte definizioni di costruzioni socio-economiche, talché nel 1934 il partito bolscevico statuiva nuove norme che in definitiva rimettevano gli studi storici nel solco della grande tradizione storiografica nazionale).
Dell’evento centrale della storia russa, e non solo russa, di questo secolo intendiamo qui offrire una ricostruzione che possa servire come una fonte da affiancare ad altre opere di diversa impostazione — da Trotzkij a Chamberlin a Carr — già a disposizione del lettore italiano. Si tratta di una narrazione amplissima e vivacissima che va dal principio della guerra mondiale alla conclusione della guerra civile. L’opera originale — in cinque grossi volumi, di cui il primo usci nel 1936 e l’ultimo nel 1960 — è infatti intitolata Storia della guerra civile. Diamo per ora la traduzione dei volumi che concludono la narrazione con l’instaurazione del potere sovietico

Stalin, Gor’kij, Molotov, Vorosilov, Kirov, Zdanov – Storia della Rivoluzione Russa Vol. IV – L’insurrezione a Mosca e l’instaurazione del potere sovietico [LDB]

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L’opera che presentiamo nella prima completa traduzione italiana risale — come indicano i nomi dei componenti il comitato redazionale che presiedette originariamente alla sua realizzazione — al periodo di ormai consolidato potere sovietico in Russia che vide dopo il transitorio periodo della Nep un profondo rinnovamento della società e della vita russa e la riorganizzazione radicale delle istituzioni culturali. In particolare gli studi storici ebbero impulso grandissimo dalla vittoria del marxismo, non senza tuttavia risentire dell’oscillare delle impostazioni ufficiali (ricordiamo per esempio la polemica sull’indirizzo che faceva capo a Pokrovskij, rimproverato di sostituire alla concretezza della ricostruzione storiografica astratte definizioni di costruzioni socio-economiche, talché nel 1934 il partito bolscevico statuiva nuove norme che in definitiva rimettevano gli studi storici nel solco della grande tradizione storiografica nazionale).
Dell’evento centrale della storia russa, e non solo russa, di questo secolo intendiamo qui offrire una ricostruzione che possa servire come una fonte da affiancare ad altre opere di diversa impostazione — da Trotzkij a Chamberlin a Carr — già a disposizione del lettore italiano. Si tratta di una narrazione amplissima e vivacissima che va dal principio della guerra mondiale alla conclusione della guerra civile. L’opera originale — in cinque grossi volumi, di cui il primo usci nel 1936 e l’ultimo nel 1960 — è infatti intitolata Storia della guerra civile. Diamo per ora la traduzione dei volumi che concludono la narrazione con l’instaurazione del potere sovietico.

Nikolaj Bucharin – Le vie della rivoluzione 1925-1936

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Il « problema Bucharin » è all’ordine del giorno della ricerca storiografica da oltre vent’anni. Risale infatti al 1960 la ripresa di interesse per la figura e gli scritti del grande rivoluzionario e dirigente bolscevico, interesse che è andato via via crescendo. La scelta dei testi inclusi in questa raccolta — preceduti da un’agile e documentata introduzione del curatore del volume, Francesco Benvenuti — cerca appunto di documentare gli aspetti del pensiero politico di Bucharin che hanno avuto particolare risalto e suscitato maggiori interrogativi nella recente storiografia. Si tratta nella quasi totalità di testi dedicati alla politica interna, dagli anni 1925-1927 quando Bucharin è ormai schierato contro la teoria dell’« accumulazione originaria socialista », agli scritti del periodo in cui Bucharin matura il suo passaggio all’opposizione ed avanza un’originale piattaforma contrapposta al sempre più deciso orientamento dei pianificatori e dei politici legati a Stalin. L’ultima parte documenta alcuni degli atteggiamenti politici più significativi di Bucharin negli anni costitutivi del regime staliniano. Siamo negli anni trenta, il periodo che rappresenta forse la maggiore lacuna nella nostra conoscenza della storia sovietica. Questi testi testimoniano drammaticamente la vicenda di un uomo che, per quanto sconfitto e costretto ad una severa autocensura, continuò a mostrarsi lucido e conseguente, finché gli fu definitivamente impedito di esprimersi.

Grigorij Evseevic Zinov’ev – La formazione del partito bolscevico 1898-1917

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Quest’opera è stata scritta nel 192 3 da un protagonista della rivoluzione russa e del movimento operaio internazionale, ucciso nel 1936 dagli stalinisti. Essa ha il merito di porre l’accento sulla comples­sità del processo di formazione del Par­tito bolscevico e sulle le tendenze di lun­go periodo che ne emergono. Vi sono affrontate con chiarezza le questioni che divisero prima i populisti dai socialdemo­cratici, poi le varie correnti della social­democrazia russa. Nella maggior parte delle opere storiche oggi accessibili il bolscevismo, la rivoluzione russa e il re­gime staliniano fondato sulla teoria del socialismo in un solo paese appaiono come un continuum, nel quale – nono­stante i distinguo di luogo, di tempo e di personalità – il partito di Lenin e quello di Stalin sarebbero indissolubilmente le­gati. Per quanto la tesi possa essere sfu­mata, essa tende a stabilire che leninismo e stalinismo sono da accettare o respin­gere insieme. Il testo di Zinov’ev che ‘pre­sentiamo fornisce un contributo per il ripristino della verità storica, che non è quella riportata e che può essere risco­perta solo a partire da un interesse per il bolscevismo studiato per ciò che real­mente fu.

Aleksandr Kerenskij – Memorie

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I protagonisti dei giorni « che sconvolsero il mondo» — Lenin, Trozkij, Stalin — sono tutti morti : la sola eccezione è Aleksandr Kerenskij, oggi ottantaseienne. Quanti amano riesaminare i grandi eventi storici attraverso le testimonianze di chi li provocò e li visse possono trovare solo nelle Memorie di Kerenskij un’opera che dia, sulla drammatica rivoluzione del ’17, particolari sin qui inediti e interpretazioni, quand’anche di parte, approfondite e originali. Aleksandr Kerenskij fu, volta a volta, « un assassino » nel giudizio dei partigiani dello zar, un « traditore della rivoluzione » per i bolscevichi, un « militarista » per i soldati che disertavano le bandiere nell’ultima fase della guerra mondiale. Fu anche, nel tacitiano e rispettoso giudizio di Winston Churchill, « l’uomo che la storia ha trattato più duramente di ogni altro ». Lo avversarono da destra e da sinistra; dall’una parte e dall’altra frapposero alla sua azione tanti ostacoli che è lecito stupirsi non tanto del crollo del suo governo quanto del fatto, semmai, che esso abbia potuto reggersi per un certo tempo. Kerenskij non disconosce, anche se cerca di attenuarli, gli errori che commise. Ma le sue Memorie non sono soltanto un’autodifesa : contengono la documentazione di ciò che il « Governo rivoluzionario provvisorio » del 1917 riuscì, pur contro tanti ostacoli, a realizzare (« riforme a decine; in pochi mesi, più di quante ne attuarono coloro di cui avevo preso il posto, e quelli che lo presero dopo di me »); formulano accuse, non prive di acuto senso storico, e contro gli Stati che non lo aiutarono in tempo scambiandolo per un comunista, e contro i comunisti che lo credettero, forse in malafede, un alleato della borghesia (« Il Governo Provvisorio, » disse Lenin, « si compone di dieci aristocratici e di un ostaggio »). L’« ostaggio », a sua volta, dà ritratti inconsueti e giudizi non superficiali di Lenin come dello zar, di Rasputin e di Stalin, di Lloyd George e di Clemenceau.

Quando la destra militare « tradì » Kerenskij (lo fece perchè era convinta che « via Kerenskij dal potere, liquideremo i Soviet in tre settimane »), all’ancor giovane leader politico non restò che la strada avventurosa della fuga dalla Russia. Non gli fu mai offerta la possibilità di tornare. Egli lo chiese una sola volta, nel ’23, quando si offrì di consegnarsi prigioniero (glielo rifiutarono) purché Lenin scarcerasse un gruppo di vecchi compagni arrestati e torturati dalla ceca. Ma « se il mio corpo è in esilio da cinquant’anni », dice Kerenskij, « il mio spirito è sempre in Russia ».