Mario Isnenghi – Garibaldi fu ferito. Il mito, le favole

La figura di Garibaldi ovvero l’incarnazione della contraddizione. Amato e odiato, celebrato e vilipeso, emulato e disprezzato; il susseguirsi e il sovrapporsi di opposti atteggiamenti testimoniano l’esistenza di diversi Garibaldi: c’è un Garibaldi “di destra” e un Garibaldi “di sinistra”, un Garibaldi “nazional-fascista” e un Garibaldi “brigatista ante litteram”. Ecco perché uno dei suoi più autorevoli e attenti studiosi prova oggi a rileggere la vicenda di Garibaldi alla luce del nostro contraddittorio e conflittuale presente. Il Garibaldi di Isnenghi, dunque, è innanzitutto il fondatore dello stato, capace di accettare pro tempore che lo stato sia monarchico pur non nascondendo di preferirlo repubblicano. E cento anni dopo, nel 1946, l’Assemblea costituente repubblicana segna la vittoria di Mazzini e di Garibaldi. In secondo luogo, Garibaldi è il fondatore dello stato con la partecipazione attiva e critica di cittadini non più sudditi, che si mobilitano e fanno politica. Garibaldi è infatti un grande internazionalista libertario, e non un semplice nazionalista. Ecco uno dei tanti lati in ombra che Isnenghi tratteggia in queste pagine: la portata internazionale e internazionalista di Garibaldi.

Pietro Rescigno & Salvatore Patti – La genesi della sentenza

Accertamento del fatto, interpretazione e applicazione della norma rappresentano i presupposti della sentenza: la verifica del rispetto del procedimento previsto dalla legge in ogni fase del giudizio consente di valutarne la correttezza e la giustizia. Entrambe le fasi di questa attività sono caratterizzate da discrezionalità e da vincoli. Nel giusto equilibrio tra “libera valutazione” delle prove e vincoli derivanti dalle prove “legali” risiede il senso dell’attività del giudice per quanto concerne l’accertamento del fatto. Nel coordinamento tra norme specifiche e norme che contengono clausole generali in grado di integrare e “adeguare” il tessuto normativo può scorgersi una delle principali caratteristiche dell’applicazione della legge.

Arnaldo Bagnasco – La questione del ceto medio

Verso la fine del secolo scorso si è manifestata nei paesi avanzati una crisi del ceto medio. Un segnale che gli assetti istituzionali del capitalismo industriale, con i suoi tipici meccanismi di regolazione, erano definitivamente superati. Osservare le fortune e le difficoltà del ceto medio fa comprendere come è progressivamente cambiata la società, mentre cambiavano i capitalismi nazionali e cresceva la globalizzazione. Mettendo a frutto l’esperienza teorica e di ricerca comparata di diversi ambiti disciplinari, il libro fornisce una originale ricostruzione del cambiamento in prospettiva sociologica di lungo periodo, facendo emergere i problemi del rischio e della regolazione nel capitalismo contemporaneo.

Cesare De Seta – Venezia e Moby Dick

Ciascuno di noi ha in cuor suo un’idea di Venezia, proprio perché di questa straordinaria città non esiste e non può esistere una definizione esaustiva. Venezia è sgusciante e imprendibile, come un animale misterioso. L’idea di Cesare de Seta è che essa sia come Moby Dick, la balena bianca con cui Ahab mette in gioco il suo destino: un’inafferrabile città-destino, immersa nel Mediterraneo con i suoi tentacoli-isole. Un accostamento azzardato tra la magnifica città dei rii e dei campielli e il capolavoro di Melville? Provate allora a leggere – magari di notte, com’è accaduto all’autore di queste pagine – Moby Dick e a soffermarvi, nel capitolo intitolato “Sulle raffigurazioni mostruose delle balene”, sulle singolari righe in cui Melville descrive la balena dei legatori, “avvinta come un tralcio di vite al ceppo di un’ancora calante”, e cita Aldo Manuzio. Il logo di Manuzio, quel Leviatano che campeggia su ogni suo libro, vi apparirà allora come una raffigurazione simbolica di Venezia. Animato da quest’idea, de Seta si è mosso alla ricerca degli infiniti tesori che giacciono nel corpo di questo misterioso Leviatano: le opere che hanno segnato la storia dell’arte e sulle quali incombe una tale bibliografia da far tremare i solai di una biblioteca.

Paolo Berta – Un tuffo nella vita

Nel 1980 Paolo era un ragazzone di 24 anni, aveva un lavoro, amici, faceva sport, corteggiava le ragazze. Il 14 luglio si tuffa come ha fatto mille altre volte da uno scoglio, ma qualcosa va storto e batte con violenza la testa. Due vertebre in frantumi, quando torna a galla è tetraplegico. I primi anni sono terribili: le cure e gli interventi chirurgici, l’indifferenza delle istituzioni, la disperazione di trovarsi inchiodato in una dolorosa, immutabile routine quotidiana. Ma grazie alla sua tenacia, all’affetto e alla dedizione dei suoi genitori e di tanti amici Paolo riesce a reagire: smette di sognare un ritorno alla vita di prima, cerca di sfruttare tutte le potenzialità rimaste e decide di vivere pienamente la sua nuova condizione. Da 26 anni è Consigliere Comunale ad Alessandria, ha fondato con altre persone con disabilità l’associazione IDEA, che si occupa dei loro problemi, ha promosso la nascita di una comunità-alloggio a loro dedicata e lotta tutti i giorni perché le loro condizioni possano migliorare in tutto il Paese. La sua storia contiene dunque un duplice, vibrante appello: a prenderci cura dei più deboli e a fare della nostra vita un’avventura ricca di significato.