Jurij Lotman – Conversazioni sulla cultura russa

Conversazioni sulla cultura russa di [Lotman, Jurij]

Dal 1986 al 1991, Lotman progettò una serie televisiva intitolata “Conversazioni sulla cultura russa” dedicata alla storia della cultura sovietica, che venne trasmessa dal canale russo “Kultura” alla fine degli anni novanta. Sei cicli per un totale di ventidue lezioni, che affrontano un periodo cruciale della vita russa, e cioè quello che va dall’inizio del XVIII secolo fino agli ultimi anni dell’età di Puskin e dei decabristi, e che con il tono della conversazione intrecciano questioni culturali, racconti autobiografici e citazioni letterarie.
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Tzvetan Todorov – L’arte nella tempesta: L’avventura di poeti, scrittori e pittori nella rivoluzione russa

L'arte nella tempesta: L'avventura di poeti, scrittori e pittori nella rivoluzione russa di [Todorov, Tzvetan]

La Russia dei primi anni del Novecento rappresenta una delle poche, meravigliose congiunture della storia in cui un numero stupefacente di grandi artisti si trova a convivere e a farsi intensa, febbrile comunità. Nelle parole di uno dei protagonisti di quegli anni, il poeta Vladislav Chodasevič, «tutte le strade erano aperte, con un solo obbligo: andare quanto più possibile veloce e lontano». Sono gli anni di Bulgakov e di Majakovskij, di Pasternak e Mandel’štam, di Šostakovič, Ėjzenštejn e di tanti altri, donne e uomini che la sorte gettò nella tempesta della Rivoluzione e del nascente regime sovietico. Cent’anni dopo, Tzvetan Todorov ha deciso di rievocare l’avventura di una generazione che dopo aver spesso accompagnato con entusiasmo i primi slanci antizaristi e libertari, si trovò di fronte a un potere progressivamente sempre più cieco e ottuso, ed elaborò strategie ora di opposizione, ora di compromesso, ora di drammatica resa: il suicidio, l’esilio, più spesso il silenzio. Todorov racconta questa miriade di traiettorie avventurose, laceranti, a volte semplicemente grottesche con la sua enorme cultura e la sua prosa avvincente, soffermandosi a lungo sulla figura complessa e per questo esemplare del grande pittore Kasimir Malevič. Ma nelle sue pagine risuonano anche gli echi della vicenda personale che portò nel 1963 l’autore a fuggire la cappa di piombo della natia Bulgaria e a rifugiarsi in Occidente. Anche per questo L’arte nella tempesta, pubblicato in Francia a un mese dalla scomparsa, resterà come il degno testamento di un grande maestro di studi e di libertà, una delle ultime grandi figure esemplari della cultura europea.

Rino Tringale – Rivolta

Rivolta di [Tringale Rino]

Una donna affascinante, coraggiosa e di indubbio carisma, aristocratici di grande conoscenza e coscienza, orribili latifondisti, un clero retrivo, studenti che si trasformano in assassini, proletari rapiti dalla rivoluzione, proletari abbrutiti dall’ignoranza, un ammiraglio visionario, e di profonda levatura morale, alla ricerca di un’isola che c’è, Gennaro, un cuoco del Regno delle Due Sicilie, che sa come cucinare le idee, un marchese dell’epoca Meiji che deve traghettare il suo paese – cartesianamente – da un passato morto ad un futuro incerto, un feroce e sfortunato lupo a due zampe che chiede solo umanità, il piccolo Aleksej Nikolaevič Romanov, lo zarevič, che scrive una lettera, un marinaio siciliano, un contabile buriato e una sciamana del lago Bajkal sono i protagonisti di Rivolta, un’opera che si sviluppa su diversi piani narrativi, tutti intesi a spogliare i fatti dalla mistificazione per tentare di restituirli all’ordine naturale del buon senso e quindi della verità.dallo scritto di Fabrizio Catalano, regista e scrittore«Un libro che ha il merito di non ingentilire la rivoluzione bolscevica, ancora oggi troppo spesso presentata come un evento liberatorio per i ceti umili, mentre fu una terribile tragedia, dalla quale scaturì uno dei sistemi politico-sociali più oppressivi e inefficienti del Novecento».Antonio Carioti, «Corriere della Sera»

Sergej Dovlatov – Regime speciale

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«Secondo Solenicyn il campo di prigionia è l’inferno. Io invece penso che l’inferno siamo noi». Questi «appunti di un sorvegliante» giocano su due piani, come a mostrare, nella comparazione tra «mondo di dentro» e «mondo di fuori» il carattere inestricabilmente paradossale, intrinsecamente comico del mondo. Il piano autobiografico dei ricordi dalla prigionia per criminali comuni dove Dovlatov andò a fare la guardia militare dopo la sua espulsione dall’università; e il piano della invenzione, nelle lettere che finge di scrivere agli editori dell’esilio di New York, e in cui racconta delle traversie nel tentativo di farsi pubblicare i racconti di Regime speciale, della sua gioventù sovietica e della sua vita in esilio. Come un contrappunto, un controcanto, o forse meglio, come un’eco ripetuta tra vita di liberi e vita di prigionieri, allo schizzo, al personaggio, all’episodio del campo di prigionia, si alterna lo schizzo, il personaggio, l’episodio dalla vita quotidiana. Sicché Regime speciale non è un racconto di prigionia. Il soggetto è l’incanto, come nelle altre prove del grande umorista russo, divertito e triste, familiare e stupito di fronte all’umanità, umanità di dentro e umanità di fuori: come un assassino efferato possa essere un buon amico quale non si trova tra la gente perbene, e come dentro si possa ridere e gioire di cuore e annoiarsi e intristirsi fuori. Come sia labile il confine, come sia in realtà sottile la differenza. E non solo tra prigione e libertà, ma anche tra russi in URSS e russi in America. Perché, dice Dovlatov del fine del suo romanzo, «in generale vi viene professata una sola, banale idea: che il mondo è assurdo». E il risultato è un irresistibile umorismo, dove il lampo, ingenuo in apparenza e paradossale, caratteristico della scrittura di questo grande, la battuta fulminea nel più classico stile russo, la situazione esasperata e grottesca, la tolleranza divertita, il comico, fanno ridere, ma non altro che di noi e della nostra condizione. Col sospetto che sia Dovlatov a ridere di noi.

AA.VV. – L’avanguardia dopo la rivoluzione

L'avanguardia dopo la rivoluzione di [Aa.Vv.]

“Noi facciamo appello agli uomini di sinistra: ai futuristi rivoluzionari che hanno portato l’arte nelle strade e nelle piazze; ai produttivisti che hanno dato all’ispirazione un fondamento preciso e le hanno applicato la dinamo della fabbrica; ai costruttivisti che hanno sostituito il misticismo della creazione con l’elaborazione del materiale.”
“I nemici del Lef dicono: ‘Che cos’è il Lef? Un’accolita di futuristi. E che cosa sono i futuristi? Marinetti. E che cos’è Marinetti? Un fascista italiano. Quindi la conclusione è chiara’.
Ma sono tutte stupidaggini perché i futuristi russi sono nati molto tempo prima che si avesse notizia in Russia di Marinetti.
Quando nel gennaio del 1914 Marinetti venne in Russa, i futuristi russi lo accolsero con ostilità…”

Aleksandr Blok – L’intelligencija e la rivoluzione

L'intelligencija e la rivoluzione di [Blok, Aleksandr]

Quando Blok pubblicò il saggio “Intelligencija e rivoluzione”, nel gennaio 1918, nei giorni decisivi della rivoluzione russa, grande fu l’eco delle sue parole. Perché con esse uno dei più prestigiosi poeti e portavoce dell’intelligencija – questa categoria peculiarmente russa, che è venuta a inglobare in sé tutta la nostra concezione degli «intellettuali» – si schierava dalla parte dei bolscevichi, all’insegna del motto: «Rifare tutto». Ci fu chi gridò al tradimento, altri seguirono Blok con entusiasmo. Ma, se si percorrono i suoi saggi qui per la prima volta raccolti, in parte scritti in quei vent’anni prodigiosi per la Russia che precedettero lo scoppio della Rivoluzione, in parte reazione diretta a quell’evento incommensurabile, vediamo che la posizione di Blok non è tanto il frutto di un convincimento politico («politicamente sono un analfabeta» scrisse una volta), quanto l’annuncio di un rinnovamento globale, dove le ambizioni cosmiche del simbolismo si mescolano con la furia elementare di Bakunin e l’antica spinta messianico-visionaria della cultura russa. Queste potenze diverse, che poi sarebbero diventate nemiche o comunque separate, convivevano in Blok in un precario e stupefacente equilibrio. Ed è anche per questo che leggere oggi i saggi di Blok è così emozionante – e dà una nostalgia che si rivolge al futuro. Come egli scriveva: «La vita ha valore soltanto se le si pone una esigenza infinita: tutto o nulla; attendere l’inaspettato; credere non già “in ciò che non esiste sulla terra” ma in ciò che deve esistere sulla terra, anche se non esiste ancora e non esisterà per lungo tempo».