Stalin, Gor’kij, Molotov, Vorosilov, Kirov, Zdanov – Storia della Rivoluzione Russa Vol. IV – L’insurrezione a Mosca e l’instaurazione del potere sovietico [LDB]

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L’opera che presentiamo nella prima completa traduzione italiana risale — come indicano i nomi dei componenti il comitato redazionale che presiedette originariamente alla sua realizzazione — al periodo di ormai consolidato potere sovietico in Russia che vide dopo il transitorio periodo della Nep un profondo rinnovamento della società e della vita russa e la riorganizzazione radicale delle istituzioni culturali. In particolare gli studi storici ebbero impulso grandissimo dalla vittoria del marxismo, non senza tuttavia risentire dell’oscillare delle impostazioni ufficiali (ricordiamo per esempio la polemica sull’indirizzo che faceva capo a Pokrovskij, rimproverato di sostituire alla concretezza della ricostruzione storiografica astratte definizioni di costruzioni socio-economiche, talché nel 1934 il partito bolscevico statuiva nuove norme che in definitiva rimettevano gli studi storici nel solco della grande tradizione storiografica nazionale).
Dell’evento centrale della storia russa, e non solo russa, di questo secolo intendiamo qui offrire una ricostruzione che possa servire come una fonte da affiancare ad altre opere di diversa impostazione — da Trotzkij a Chamberlin a Carr — già a disposizione del lettore italiano. Si tratta di una narrazione amplissima e vivacissima che va dal principio della guerra mondiale alla conclusione della guerra civile. L’opera originale — in cinque grossi volumi, di cui il primo usci nel 1936 e l’ultimo nel 1960 — è infatti intitolata Storia della guerra civile. Diamo per ora la traduzione dei volumi che concludono la narrazione con l’instaurazione del potere sovietico.

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Nikolaj Bucharin – Le vie della rivoluzione 1925-1936

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Il « problema Bucharin » è all’ordine del giorno della ricerca storiografica da oltre vent’anni. Risale infatti al 1960 la ripresa di interesse per la figura e gli scritti del grande rivoluzionario e dirigente bolscevico, interesse che è andato via via crescendo. La scelta dei testi inclusi in questa raccolta — preceduti da un’agile e documentata introduzione del curatore del volume, Francesco Benvenuti — cerca appunto di documentare gli aspetti del pensiero politico di Bucharin che hanno avuto particolare risalto e suscitato maggiori interrogativi nella recente storiografia. Si tratta nella quasi totalità di testi dedicati alla politica interna, dagli anni 1925-1927 quando Bucharin è ormai schierato contro la teoria dell’« accumulazione originaria socialista », agli scritti del periodo in cui Bucharin matura il suo passaggio all’opposizione ed avanza un’originale piattaforma contrapposta al sempre più deciso orientamento dei pianificatori e dei politici legati a Stalin. L’ultima parte documenta alcuni degli atteggiamenti politici più significativi di Bucharin negli anni costitutivi del regime staliniano. Siamo negli anni trenta, il periodo che rappresenta forse la maggiore lacuna nella nostra conoscenza della storia sovietica. Questi testi testimoniano drammaticamente la vicenda di un uomo che, per quanto sconfitto e costretto ad una severa autocensura, continuò a mostrarsi lucido e conseguente, finché gli fu definitivamente impedito di esprimersi.

Grigorij Evseevic Zinov’ev – La formazione del partito bolscevico 1898-1917

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Quest’opera è stata scritta nel 192 3 da un protagonista della rivoluzione russa e del movimento operaio internazionale, ucciso nel 1936 dagli stalinisti. Essa ha il merito di porre l’accento sulla comples­sità del processo di formazione del Par­tito bolscevico e sulle le tendenze di lun­go periodo che ne emergono. Vi sono affrontate con chiarezza le questioni che divisero prima i populisti dai socialdemo­cratici, poi le varie correnti della social­democrazia russa. Nella maggior parte delle opere storiche oggi accessibili il bolscevismo, la rivoluzione russa e il re­gime staliniano fondato sulla teoria del socialismo in un solo paese appaiono come un continuum, nel quale – nono­stante i distinguo di luogo, di tempo e di personalità – il partito di Lenin e quello di Stalin sarebbero indissolubilmente le­gati. Per quanto la tesi possa essere sfu­mata, essa tende a stabilire che leninismo e stalinismo sono da accettare o respin­gere insieme. Il testo di Zinov’ev che ‘pre­sentiamo fornisce un contributo per il ripristino della verità storica, che non è quella riportata e che può essere risco­perta solo a partire da un interesse per il bolscevismo studiato per ciò che real­mente fu.

Charles Bettelheim – Le lotte di classe in URSS 1917-1923

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L’Urss è oggi una realtà affatto diversa dalla Russia del 1917, e altresi diversa dalle aspirazioni dei combattenti d’Ottobre. Per comprendere effettivamente ciò che è diventata e il suo ruolo sulla scena mondiale occorre uno sforzo analitico che definisca la natura delle trasformazioni intervenute nel corso degli anni e delle forze sociali che le hanno promosse. Con questo libro — punto d’arrivo d’una osservazione e una ricerca pluridecennali sull’Unione Sovietica, e più in generale sui problemi economici e sociali della costruzione del socialismo — il noto studioso marxista C. Bettelheim tenta appunto un’analisi siffatta dei periodo cruciale 1917/1923. Ma non si tratta soltanto di « comprendere » il presente dell’Urss attraverso il suo passato. Il valore di esperienza storica esemplare della rivoluzione russa, il ruolo di « modello » e di « guida » per lungo tempo assolto dall’Urss fanno di quest’indagine retrospettiva una fonte insostituibile di insegnamenti per evitare — dice Bettelheim — che « altre rivoluzioni proletarie seguano la stessa strada e sfocino non nel socialismo, ma in una forma specifica di capitalismo ». È dunque un impegno intellettuale militante, aperto alle prospettive del movimento rivoluzionario mondiale, che qui filtra la « memoria » del passato e anima la volontà di capire come una rivoluzione proletaria possa trasformarsi « nel suo contrario: una controrivoluzione borghese », e che trova analiticamente nell’esperienza sovietica la conferma che « la cosa più difficile non è rovesciare le vecchie classi dominanti, bensì anzitutto distruggere i vecchi rapporti sociali ». Così l’indagine storica si intreccia e si fonde con una riflessione teorica tesa a liberare il marxismo dalle sue ossificazioni e deformazioni, a cominciare da una concezione che ha largamente dominato e continua a pesare sulla pratica del movimento operaio: l’economicismo. Il fondamento dei rapporti di classe, il ruolo delle forze produttive, le condizioni di esistenza e di deperimento dello Stato: ecco le questioni su cui è essenziale rompere con le tesi dell’economicismo per restituire al marxismo il suo contenuto rivoluzionario; ecco i punti di riferimento con cui misurare i limiti ideologici della rivoluzione bolscevica e le loro conseguenze pratiche. La maturità del punto di vista metodologico e teorico fa di quest’opera un’impresa inedita. Essa rompe con le interpretazioni soggettivistiche correnti che presentano la storia dell’Urss come il semplice risultato delle decisioni di un partito, о delle idee e dei propositi d’un sol uomo, per dare il posto centrale all’analisi di un processo oggettivo, animato dal movimento delle contraddizioni, in primo luogo dalla lotta di classe. Ne scaturisce una visione radicalmente nuova — scevra di dogmatismi e trionfalismi — della rivoluzione russa e dei suoi effetti vicini e lontani: la prima analisi marxista d’insieme della storia e delle realtà sovietiche, che aprirà senz’altro un vasto e durevole dibattito.

 


Charles Bettelheim – Le lotte di classe in URSS 1923-1930

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Questo secondo volume dell’opera consacrata da Bettelheim alla storia dell’Urss prosegue l’analisi del processo di trasformazione della società sovietica negli anni successivi alla morte di Lenin – ove si era interrotto il primo volume, anch’esso pubblicato in Italia dalla Etas Libri (1975) riscuotendo un notevole successo. Il proposito è qui, in particolare, di ricostruire l’intreccio delle contraddizioni che portano alla crisi economica e politica apertasi all’inizio del 1928 e sfociata, dalla fine del 1929, nel completo abbandono della Nuova Politica Economica inaugurata otto anni prima. Quest’abbandono coincide con la “grande svolta”, come Stalin ha definito quello che è in effetti un mutamento radicale di linea politica avviato già nel 1926. Si tratta dell’adozione di un ambizioso programma di industrializzazione rapida, su grande scala e tecnicamente avanzata, che non solo sacrifica la produzione di beni di consumo, ma strangola l’impresa artigiana rurale e priva l’agricoltura di mezzi di produzione, bloccandone lo sviluppo. Viene così messa in crisi e quindi spezzata quell’alleanza operai-contadini in cui era il senso, l’opzione politica di fondo della concezione originaria e leninista della NEP quale strategia di transizione al socialismo: progetto di trasformazione dei rapporti produttivi e dunque sociali nelle campagne, non mero programma di ricostruzione economica. Col fallimento di questo progetto, che prefigura emblematicamente il corso futuro della sua storia, l’Urss entra nella “rivoluzione dall’alto”: nel periodo dei piani quinquennali, della collettivizzazione forzata dell’agricoltura e dell’industrializzazione accelerata. Gli anni venti sono dunque decisivi per capire – scriveva Bettelheim nel primo volume – “come una rivoluzione proletaria possa rovesciarsi nel suo contrario” e sfociare “non nel socialismo ma in una forma specifica di capitalismo”, altrettanto e più oppressiva delle sue forme classiche. E a capirlo ci aiuta ora un’analisi di quegli anni cruciali che – contro ogni pretesa di scorgere nella storia sovietica il “prodotto” delle idee di Marx, Lenin, Stalin, o delle decisioni del partito e dello Stato – aderisce strettamente agli sviluppi reali dei rapporti sociali, compresi i rapporti politici e ideologici. Bettelheim ci porta qui per la prima volta alle radici della “questione di Stalin” rivelando il nesso tra il processo di trasformazione sociale e l’evoluzione dell’ideologia bolscevica lungo un percorso che la separa fatalmente dal marxismo rivoluzionario. Chiunque voglia ormai interrogarsi sulla natura del “socialismo realizzato in URSS” e spiegarsene anche le tragedie, non potrà non riferirsi allo studio fondamentale di Bettelheim.

Alexander Rabinowitch – 1917. I bolscevichi al potere

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Tra i meriti dello storico americano Rabinowitch vi è quello di restituire alla rivoluzione d’ottobre – di cui Pietrogrado è stato l’epicentro – la sua dimensione concreta, umana e politica, oltre a raccontare con penna sciolta le mobilitazioni che portarono i bolscevichi a rovesciare il governo Kerenski. Ovviamente, non si deve sottostimare il peso giocato nella vicenda personalmente da Lenin, ma questo libro mostra anche quanto il partito bolscevico, lungi dall’essere un’entità monolitica, fosse invece attraversato a ogni livello da contraddizioni e aspri dibattiti interni. I suoi diversi presidi territoriali difatti disponevano di una grande autonomia d’azione, anche su parole d’ordine apparentemente divergenti. Sarà questa duttilità d’azione a permettere loro poi di tradurre le aspirazioni popolari – la terra ai contadini, la fine della guerra – in programma politico generale fino alla conquista definitiva del potere. Si tratta di un approccio innovativo, questo di Rabinowitch, rispetto alla classica storiografia sulla rivoluzione d’ottobre, perché demolisce l’idea che la ragione del successo bolscevico fosse dovuta alla disciplina e all’obbedienza monocorde del partito alle indicazioni di Lenin. La ragione della sua forza era invece da ricercarsi nella sua diversità interna. Con una nuova prefazione dell’autore.