Lytton Strachey – Voltaire

Voltaire

Lytton Strachey fu un profondo conoscitore dell’opera e del pensiero di François-Marie Arouet, meglio noto come Voltaire, di cui lo affascinava la capacità di evadere dal «labirinto dei fatti pratici», per giungere a una comprensione filosofica dei fondamenti politici e religiosi del mondo. In particolar modo ammirò le Lettres philosophiques, la «lente» con la quale Voltaire riuscì a raccogliere gli sparsi raggi delle impressioni maturate nel corso del suo soggiorno inglese «in un sole di splendida e ardente intensità» che avrebbe illuminato l’Inghilterra – e il mondo – di tolleranza e curiosità intellettuale. Questo libro riunisce per la prima volta in un unico volume i testi dedicati al grande illuminista francese: Le tragedie di Voltaire (1905), Voltaire e l’Inghilterra (1913), Voltaire e Federico il Grande (1915), poi raccolti nel 1922 all’interno del volume Books and Characters. Se nel primo Strachey non esita a esercitare la sua ironia sui limiti del Voltaire drammaturgo, gli ultimi due saggi – scritti a ridosso della Prima Guerra Mondiale – volevano essere anche una via di fuga da un’atmosfera cupa e maligna, uno sguardo al passato per dimenticare le meschinità del presente e ritrovare la speranza.

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Oreste Pivetta – Franco Basaglia il dottore dei matti

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A un trentennio dalla morte, la figura di Franco Basaglia, il suo lavoro e la famosa legge che ha portato alla chiusura dei manicomi, continuano a suscitare grande consenso, ma anche molte critiche. Il libro, racconto di una vita, cerca di ricondurre la vicenda di Basaglia – tra l’antifascismo, il dopoguerra, l’università e la direzione degli ospedali psichiatrici di Gorizia e Trieste – all’interno dei mutamenti epocali che coinvolsero la società e la cultura italiana nel tumultuoso ventennio 1960-1980 segnato dalle grandi lotte operaie e studentesche, ma anche dalle bombe stragiste e dal terrorismo, ventennio che si contraddistinse per una spinta riformista, mai più ritrovata. Tra Gorizia e Trieste, Basaglia realizzò, sperimentandola sul campo, una radicale riforma dell’istituto manicomiale, dopo aver denunciato l’orrore della segregazione e dei mezzi coercitivi utilizzati o dei cosiddetti sistemi di cura (come l’elettroshock). Una riforma ispirata non solo a principi di umanità, ma soprattutto al riconoscimento dei diritti del malato, della sua libertà, della sua appartenenza alla società civile, contro una condizione di emarginazione che escludeva qualsiasi possibilità terapeutica. Obiettivo di questo libro è riconnettere la figura di Basaglia alla cultura e alla politica dei suoi tempi, mostrando il valore della sua battaglia nel cammino d’emancipazione della società italiana, esaltando, allo stesso tempo, il suo carattere di intellettuale capace, di fronte alla crisi della sua disciplina, di misurarsi con la concretezza dei problemi, con un solo vincolo: il rispetto della dignità di ogni essere umano.

Oliver Sacks – Zio Tungsteno

Zio Tungsteno

Con questo libro, il suo più personale sino a oggi, Oliver Sacks ci apre le porte della grande casa edoardiana di Londra in cui viveva un ragazzino timido e introverso con la passione per la chimica: di fronte al multiforme e al caotico, all’incomprensibile e al crudele, la purezza del metallo ha per il piccolo Oliver un valore simbolico – quasi la materializzazione di «idee chiare e distinte» e di un ordine stabile. Il tramite naturale verso questo mondo fantastico è Dave, zio Tungsteno, quello che fabbricava le lampadine. Guidati dai filamenti di luce, seguiamo l’evoluzione di quel ragazzino curioso e appassionato – e sarà come ricapitolare alcune tappe essenziali nella storia della scienza.

Luigi Musella – Craxi

Craxi

«È questa di Luigi Musella la prima biografia di Bettino Craxi scritta da un docente universitario di Storia contemporanea, […] studioso esperto, che ha prodotto numerosi contributi sul sistema politico italiano, dall’età liberale al secondo dopoguerra repubblicano, usando spesso strumenti sociologici e politologici e procedendo sempre con rigore scientifico» (dalla Presentazione di P. Craveri).

Luisa Lama – Nilde Iotti

Nilde Iotti

Una figura emblematica:Nilde Iotti è davvero, come pochi altri, un’effigie del Novecento, di quel «secolo breve» le cui date coincidono con la sua stessa biografia (1920-1999). Dalla formazione cattolica all’impegno militante nel Pci, alla svolta post-comunista del 1992; dalla laurea alla Cattolica di Milano ai primi coinvolgimenti nell’antifascismo e nella Resistenza; dall’elezione all’Assemblea costituente alla partecipazione diretta alla stesura del testo costituzionale, alla lunghissima attività parlamentare, fino alla presidenza della Camera dei deputati. Ma sbaglierebbe chi si fermasse a sottolineare solo il lato politico: non meno importante è il contrappunto in termini personali di una vicenda affettiva, di una dimensione privata vissuta con schiva dignità e con consapevole coraggio. Quando, a ventisei anni, Nilde entra nell’emiciclo di Montecitorio, scoppia anche, irrefrenabile, l’amore con Palmiro Togliatti, il capo comunista, l’uomo sposato, di 27 anni più vecchio di lei. Di quell’incontro, punto di svolta di una vita, Luisa Lama ricostruisce la drammatica e coinvolgente intensità, anche sulla base di un documento straordinario, che per la prima volta viene qui alla luce: il carteggio inedito intercorso tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti dall’agosto del 1946 all’agosto del 1947. Da allora, i due vivranno insieme in un rapporto affettivo che solo la morte di Togliatti potrà interrompere. E alle mani di Nilde Palmiro consegnerà la stesura di quel Memoriale di Yalta cui nel 1964 affiderà il suo lascito politico. Da quel momento, Nilde potrà uscire di scia. E mostrerà, nella politica, nel partito, nelle battaglie civili per l’emancipazione femminile, e da ultimo nella dimensione istituzionale, la forza e l’equilibrio di una donna «nuova», di una grande italiana.

Hugo Ott – Martin Heidegger. Sentieri biografici

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Di fronte alla recente marea montante di scritti polemici sul nazismo di Heidegger mi sono trovato più volte a condividere l’opinione di coloro che sostenevano: nulla di sostanzialmente nuovo, nulla che già non si sapesse è venuto alla luce. Le uniche novità significative di questa ventata anti-heideggerìana consistono nella virulenza preconcetta delle argomentazioni, palesemente denigratorie, nell’uso spregiudicato dei massmedia come strumento di amplificazione e infine nell’intento scoperto di rispolverare la vecchia diatriba sul nazismo di Heidegger per colpire in realtà le correnti attuali di pensiero che in Europa e negli Stati Uniti all’opera dì Heidegger sempre più si ispirano. Dopo la lettura del libro di Hugo Ott e la richiesta dell’Editore di introdurne la traduzione italiana mi sono chiesto: condivido ancora la mia vecchia opinione? in che misura? ed eventualmente in che senso? Dalla prefazione