Dawid Rubinowicz – Il diario di Dawid Rubinowicz

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«Era un bimbo curioso… Una sola volta l’ho visto triste: piangeva. Fu quando gli dissi che i tedeschi avevano proibito ai ragazzi ebrei di frequentare le scuole. Lo trovai in un angolo del cortile, appartato. Guardava gli altri giocare, si sentiva solo, lo avevano escluso». Testimonianza della maestra di Dawid. Poco dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, i giornali diedero notizia del ritrovamento in Polonia di un nuovo «diario di Anne Frank»: cinque quaderni scritti da un ragazzo ebreo, Dawid Rubinowicz, che aveva dodici anni quando cominciò a narrare le vicende del suo villaggio occupato dai tedeschi. Il diario di Dawid in realtà è molto diverso da quello di Anne: il figlio del lattaio di Krajno non ha la precoce sensibilità psicologica e poetica della ragazzina olandese e la sua non è una storia di delicati rapporti umani nel chiuso di un «interno» borghese assediato dalla tragedia. Seguendo la vita di una piccola comunità ebraica tra il 1940 e il 1942, il giovane polacco ne fa un resoconto oggettivo, privo di interventi personali – il che non significa che da quel resoconto non traspiri il sentore dell’incubo nazista. A un certo punto, il diario si interrompe: forse in quei giorni avvenne qualcosa di tragico? Non lo sappiamo. Il racconto dell’ultimo giorno inizia con la frase «Giornata di felicità» e si interrompe con la notizia di due ebree uccise dai tedeschi: ecco tutto ciò che sappiamo sul destino di Dawid e del suo villaggio.

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Andrea Emo – Supremazia e maledizione. Diario filosofico 1973

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“Vi sono istanti in cui il nulla delle cose e di noi stessi ci appare con tale lucidità che ci sentiamo animati dallo spirito del Distruttore”. Ma non c’è bisogno (sempre) di guerra, rivolta, rivoluzione. Per Andrea Emo “basta volgere su tutto i nostri occhi” per riconoscere come le immagini dell’arte, i teoremi della scienza, i misteri della religione non siano che manifestazioni di tale nulla. Tuttavia, proprio per questo arte, scienza e religione non vanno disprezzate: i simboli di cui rivestono le nostre esistenze portano all’estremo il bisogno di conoscere ciò che è inconoscibile (noi stessi e Dio) e ci fanno intendere come anche Dio possa morire per risorgere. Il volume riproduce il Diario in cui per decenni Emo ha registrato le sue riflessioni.

Guido Morselli – Diario

coverA partire dal 1938, e fino alla morte, avvenuta nel luglio del 1973, Guido Morselli tenne un diario, dove annotava le sue riflessioni sui temi più svariati. Con il suo atteggiamento di eterno dilettante, che doveva poi rivelarsi, dopo la morte, un talento ben più saldo di quello di tanti suoi illustri contemporanei, Morselli prende spunto dalle sue letture, dagli incontri, dai fatti della sua vita per chiarire a se stesso, innanzitutto, che cosa pensare. E spesso, in queste pagine, pensa con la mente dei suoi personaggi, permettendoci così di addentrarci per una via privilegiata nel suo mondo speculativo e fantastico, oltre che nei suoi procedimenti narrativi. C’è una freschezza, e un’acutezza, in queste note di diario, che subito ricolleghiamo al memorabile narratore dei romanzi e al delicato tessuto di pensiero che questi sottintendono. Come anche vi ammiriamo un’agilità mentale e l’innata capacità di schivare quelle trappole che ogni epoca presenta come obbligatorie. Al tempo stesso, attraverso i sogni e le annotazioni di carattere più intimo, si apre qui uno spiraglio prezioso sulla persona Guido Morselli.

György Lukács – Diario 1910-1911 [Epub – Mobi]

coverVi sono certi periodi, in una vita, nei quali tutte le tensioni latenti sembrano addensarsi e si prefigurano già quelle che segneranno il tempo a venire: tale fu per Lukács il periodo tra l’aprile 1910 e il dicembre 1911, quando il giovane saggista ungherese stava preparando l’edizione tedesca di quello che sarebbe rimasto il suo libro più felice: L’anima e le forme. I saggi che compongono quel libro raccontavano in cifra la storia sottile e tormentosa del suo amore per Irma Seidler. E tutto il libro era un frammento del lungo dialogo con l’amico Leo Popper. Alla fine di quei mesi esacerbati, Irma si uccide e Leo muore di tubercolosi. Poco tempo prima di questi fatti, Lukács annota nel suo diario: «Se guardo al futuro, ai cinquant’anni che seguiranno, vedo davanti a me un grande deserto grigio». In un ampio saggio che accompagna questo diario – forse il più significativo tra gli inediti lukacsiani recentemente apparsi – Massimo Cacciari ha disegnato quella «metafisica della gioventù» che dà tono e intensità a questo testo e lo avvicina, per la sua dolente crudezza, al clima di Weininger o di Michelstaedter. Ma questa è per lui anche l’occasione per riscoprire la vivissima Budapest di quegli anni e per leggere in modo non più «impressionistico» tutti gli scritti di quel giovane Lukács in cui si rivelava un grande saggista che avrebbe poi passato buona parte della sua vita a punirsi.