Ludwig Wittgenstein – Lettere 1911-1951

Lettere 1911-1951

«Circa un mese fa di colpo mi sono sentito nello spirito giusto per fare filosofia. Ero assolutamente sicuro che non ne sarei mai più stato capace» scriveva Ludwig Wittgenstein a Norman Malcolm il 16 aprile 1951, pochi giorni prima di morire. Eppure, la passione filosofica non aveva mai smesso di accompagnarlo: lo testimonia in maniera eloquente questo volume, che attraverso un’ampia scelta della sua corrispondenza offre un vivido ritratto del filosofo, e permette insieme di ripercorrerne l’iti­nerario speculativo. Vi troveremo i tormenti del giovane Wittgenstein ancora indeciso se intraprendere la strada della filosofia; il senso di colpa per la sua condizione agiata e il tentativo di esorcizzarlo partendo per il fronte; l’irriverenza con cui si rivolge ad autorità come G.E. Moore o Bertrand Russell. Ma soprattutto le discussioni sulle teorie che avrebbero rivoluzionato la logica, affermandosi come tappe decisive di quel linguistic turn che ha caratterizzato l’a­van­guardia filosofica del secolo scorso; l’insoddisfazione per la teoria dei tipi di Russell, da cui nascerà la tesi dell’in­­definibilità della forma logica che sta al centro del “Tractatus”. E ancora il volontario esilio dalla filosofia per ritirarsi a insegnare in sperdute scuole elementari della Bassa Austria, e la rinascita dell’interesse grazie alle discussioni con Frank Ramsey e Piero Sraffa; la preoccupazione per le sorti dei propri familiari nelle settimane successive all’Anschluss. E in questo intreccio di pensiero e vita vissuta, che ha come scenario principale il fecondo ambiente intellettuale di Cambridge, Wittgenstein si rivela forse più che altrove uno dei grandi del Novecento.

Hannah Arendt, Martin Heidegger – Lettere 1925-1975

Lettere: 1925-1975

Dopo i primi anni Ottanta sono state rese note le molte sfaccettature del rapporto che legava Hannah Arendt e Martin Heidegger, due figure carismatiche e nodali della filosofia del Novecento, profondamente differenti fra loro e tuttavia unite. Oltre al legame inusuale tra professore e allieva e a quello professionale che seguì, ben presto nacque un vincolo affettivo che, in forme diverse, perdurò sullo sfondo delle loro vite, nonostante le tragedie politiche del secolo. La prima lettera del loro carteggio risale al 1925, poco dopo l’arrivo della Arendt a Marburg, ed è di Heiddeger. La corrispondenza attraversa fasi alterne (gli anni Cinquanta sono quasi privi di testimonianze) per poi rifiorire nel decennio conclusivo, fra il 1966 e il 1975.

Vincent Van Gogh – Lettere a Theo

Lettere a Theo

“Caro Theo”: per molto tempo, dall’agosto 1872 fino al 27 luglio 1890, due giorni prima di morire dopo essersi sparato un colpo di rivoltella, Vincent Van Gogh scrisse al fratello Theo con una costanza che trova il solo termine di paragone nell’amore che egli nutriva per lui. Per molto tempo Theo fu il suo unico interlocutore; sempre fu quello privilegiato, il solo cui confidò le pene della mente e del cuore. Del resto, le lettere a Theo (qui presentate in una scelta che riprende, con qualche variante, la versione integrale apparsa in Italia nel 1959) costituiscono la gran parte dell’epistolario vangoghiano. Dalla giovinezza alla piena maturità, esse ci permettono di seguire, quasi quotidianamente, la vicenda artistica e umana del grande pittore.

Guido Ceronetti & Sergio Quinzio – Un tentativo di colmare l’abisso. Lettere 1969-1996

cover0001Nel 1983, recensendo La rovina di Kasch di Roberto Calasso, Guido Ceronetti co­sì descriveva la «banda neognostica» che formava la galassia Adelphi: «divergono le iniziazioni, i maestri, i cammini, le venerazioni; c’è tuttavia la comunione generica dei fini (salvarsi come scopo del pensiero, salvezza per mezzo della conoscenza), il saper godere di uno dei massimi piaceri mentali, quello di ripensare illimitatamente i pensieri, le dottrine trasmesse dai tempi, di abbandonarsi alla vertigine del commento, alla contemplazione pura dei testi, alla lettura non passiva, non distaccata, ma furiosa, grondante, implacabile, incessantemente creatrice». È proprio sotto il segno delle divergenze, coesistenti però con la comune esigenza di una lettura insieme rigorosa e appassionata, che si apre e si chiude, nell’arco di ventotto anni, l’a­micizia epistolare tra Ceronetti e Quinzio: due adelphiani della prima ora. Due vite segnate dalla abissale contaminazione con il sacro e con la parola, da quella poetica a quella scritturale, che il carteggio restituisce in una policromia di sfumature e di rimandi serrati. Due fedi assolute, infrangibili, irriducibili: da un lato quella paolina, teologicamente «scandalosa», di Sergio Quinzio nella resurrezione della carne, nella consolazione finale; dall’altro quella, fi­losoficamente tenace, di Guido Ceronetti nel potere della gnosi. Due anime che, al di là di ogni contrasto, non cessano di interrogarsi e di ascoltarsi a vicenda, e non soltanto su argomenti teologici, ma anche sui grandi dibattiti che investono la società e la politica (l’aborto, il conflitto israelo-pale­stinese), fino ai problemi della vita quotidiana (la salute, il cibo, i traslochi).

Palmiro Togliatti – La guerra di posizione in Italia. Epistolario 1944-1964

coverLa svolta di Salerno, la questione di Trieste, la costituzionalizzazione dei Patti Lateranensi, l’attentato del 14 luglio 1948, il caso Vittorini, la rivolta di Budapest. Sono solo alcuni degli argomenti affrontati da Palmiro Togliatti nelle sue lettere, di cui questo volume – un’assoluta novità raccoglie un’ampia selezione, dal suo rientro in Italia alla morte. Grazie al profilo e ai ruoli d’eccezione dei suoi corrispondenti (da Pietro Badoglio a Benedetto Croce, da Alcide De Gasperi a Romano Bilenchi, da Pietro Nenni a Vittorio Valletta, da Stalin a Giuseppe Dossetti) e alle caratteristiche delle lettere prescelte, l’Epistolario costituisce una lettura piacevole e vivace. Ogni lettera, corredata da un apparato di note brevi ed essenziali, è accompagnata da un’introduzione che la inquadra storicamente. Nella loro sequenza, le lettere e le introduzioni dei curatori compongono il racconto straordinario di un ventennio di vita italiana, fra cronaca e storia, vent’anni di lotta per l’egemonia nell’Italia della guerra fredda. Prefazione di Giuseppe Vacca.

Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse – Come il mare io ti parlo. Lettere 1894-1923

cover“‘Vedo il sole’, scrisse Eleonora Duse nel primo biglietto per Gabriele d’Annunzio, e parlava di lui, che definirà il loro incontro ‘un incantesimo solare’. Senza saperlo, ma forse lui sì, il loro amore inaugurò il divismo moderno e alimentò le cronache mondane per anni. I detrattori hanno sostenuto che non fu un vero amore. La questione è più complessa. Il loro, semmai, fu un incontro di reciproco interesse. Il connubio artistico con la più celebrata attrice del tempo avrebbe permesso a Gabriele di avvicinare il pubblico ai suoi miti e alla sua poesia. A lei premeva rinnovare il suo repertorio e legare la propria arte a testi che fossero ‘suoi’ e soltanto suoi. E per di più cadde fulminata dal grande seduttore che, pur amandola, finì per stancarsene, come sempre. Fu un grande amore? Sì, e questo libro – che ho visto crescere insieme agli studi di Franca Minnucci negli Archivi del Vittoriale degli Italiani – lo racconta con le stesse parole della grande attrice.” (Giordano Bruno Guerri)