Georges Minois – Il libro maledetto. La storia straordinaria del Trattato dei tre impostori

Primo luglio 1239: Gregorio IX accusa l’imperatore Federico II di avere dichiarato che il mondo intero è stato ingannato da tre impostori, Gesù, Mosè e Maometto. Poco dopo l’insinuazione del papa, si diffonde una voce ancora più inquietante: Federico II e il suo braccio destro, Pier delle Vigne, avrebbero scritto un trattato in latino, il De tribus impostoribus, sostenendo questa tesi empia. Eppure nessuno ha visto il libro maledetto. E per secoli nessuno lo vedrà, anche se di volta in volta il manoscritto fantasma sarà attribuito a personaggi eterodossi da screditare: da Machiavelli a Ramo, da Bruno a Hobbes, dall’Aretino a Spinoza. Finché nel 1719, in Olanda, accade l’imprevedibile: il Trattato dei tre impostori viene stampato in francese. Ma un interrogativo grava sulla pubblicazione: è davvero l’opera di cui si parla dal Medioevo, o è una semplice truffa commerciale, un’impostura sull’impostura? In un saggio appassionante come un giallo storico Georges Minois, brillante studioso della cultura, scioglie questo e molti altri enigmi, ripercorrendo le tappe principali della vicenda complessa che da una calunnia ha portato alla nascita della “Bibbia dell’ateo”. Un documento contraddittorio quanto misterioso che, per un curioso gioco della Storia, fi – nisce con l’avere almeno un aspetto in comune con il Dio contro cui si scaglia: sulla sua natura, e sul mistero della sua esistenza, non si smette di interrogarsi.
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Andrea Debiasi – Esiodo e l’occidente

coverEsiodo e l’occidente presenta, in un quadro unitario, un esame della produzione esiodea da cui emerge un universo complesso e coerente, caratterizzato da squarci occidentali pregnanti, dove spesso la sfera dell’immaginario cede il passo a una dimensione concreta, profilando scenari reali. Il canto di Esiodo si rivela così fonte storica di inestimabile pregio: attraverso i filtri del mito e della poesia esso coglie e registra, quando erano ancora in atto, le intense dinamiche sociali e culturali sottese a quella che fu forse l’avventura più audace ed esaltante vissuta dai Greci in epoca arcaica: l’esplorazione e la colonizzazione dell’occidente mediterraneo.

Grazie a Morostellato per aver ispirato questo consiglio.

Sossio Giametta – Colli e Montinari

coverRaccolgo in questo libro alcuni scritti su Giorgio Colli e Mazzino Montinari, direttori dell’edizione critica delle opere di Nietzsche, a cui ho collaborato nella prima metà degli anni Sessanta in compagnia di Maria Ludovica Fama Pampaloni. Si tratta soprattutto dei due saggi che scrissi su Colli e Montinari con riferimento a Nietzsche. Ad essi ho aggiunto sei articoli, tre su Colli e tre su Montinari, più un’Appendice, Tradurre Nietzsche. Della passione gaudiosa e dolorosa del tradurre, costituita da una relazione da me tenuta in tedesco a Weimar nell’ambito del convegno Zur “unterirdischen Wirkung” von “Dynamit” del maggio 2002, in cui si parla ancora di loro.  Sossio Giametta

Bruno Snell – La cultura greca e le origini del pensiero europeo

coverI saggi raccolti in questo volume disegnano le fasi principali di una storia dello spirito greco, mostrando come, nel corso del proprio sviluppo, esso si arricchisca costantemente di motivi nuovi, ed estenda via via i propri orizzonti. Quelli che possono apparire semplici mutamenti del gusto rappresentano invece, per l’autore, conquiste senza precedenti, trasformazioni rivoluzionarie nel modo di vivere e di concepire la vita. La forza di questi studi consiste nella capacità di restituire alla loro originaria fisionomia i fenomeni culturali di cui trattano, in una sorta di paradossale storicismo che tende a far risaltare le differenze piuttosto che a sottolineare la continuità. Bruno Snell ci dà con questo libro un’opera d’insieme che lo situa nella migliore tradizione della «storia dello spirito» tedesca.

Consiglio a cura di Brauronios

Antonio Prete – All’ombra dell’altra lingua [Epub – Mobi]

coverFare rivivere in un’altra lingua la parola letteraria è al tempo stesso opera alchemica e prova di audacia. Qui la trasmutazione si esercita non su metalli guizzanti di vita, ma su una materia altrettanto ricca e pulsante: il fraseggio, la sonorità, il timbro, le scelte lessicali, tutto ciò che rende unico un testo d’autore. È con una simile unicità che si misura il traduttore. Fallirebbe però il suo compito se si prefiggesse di ricalcare l’originale o giudicasse la propria impresa davvero compiuta, e non solo l’approssimazione provvisoria a un’impossibile perfezione. Perché tradurre ha a che vedere con l’ombra, più che con la trasparenza della luce. Secondo Antonio Prete – che arruola appassionatamente in questo saggio le sue competenze di comparatista, di traduttore e di poeta – significa infatti agire nella zona umbratile che si colloca tra lingua d’origine e lingua d’approdo, prestando voce, inflessione ed energia inventiva a forme di mondo diverse dal nostro. Un cimento che ha intime affinità con il poetare. “Senza essere poeta non si può tradurre un vero poeta”, sosteneva già Leopardi, alle prese con il secondo libro dell’Eneide. Lo confermano le versioni in cui si sono provati i maggiori poeti italiani del Novecento, dal Puskin di Giudici all’Apollinaire di Caproni e Sereni, dal Racine di Ungaretti e Luzi al Goethe di Fortini, dai lirici greci di Quasimodo allo Shakespeare “per l’orecchio, non per l’occhio” di Montale.