Thomas Nagel – Questioni Mortali. Le risposte della filosofia ai problemi della vita

“Questioni mortali” raccoglie gli interventi più incisivi di Thomas Nagel- uno dei massimi esponenti della filosofia analitica statunitense – sui dilemmi fondamentali che interessano il senso, la natura e il valore dell’esistenza umana. La gamma dei temi affrontati è ampia e ricca di implicazioni concrete: dalla vita privata a quella pubblica; dai grandi quesiti di metafisica, filosofia della mente e teoria della conoscenza ai rapporti tra biologia e etica; dai nostri atteggiamenti nei confronti della morte e dei comportamenti sessuali fino all’ingiustizia sociale, alla guerra e al potere. Filo conduttore del pensiero di Nagel è il continuo riemergere delle domande di fondo sul valore, il significato, il fine e la fine della vita mortale. Interrogativi affascinanti e insieme angoscianti, a cui è impossibile rispondere in maniera univoca, se non cadendo nell’illusione o nell’indifferenza. Come argomenta il noto saggio “Che effetto fa essere un pipistrello?”, le teorie materialiste sul funzionamento del pensiero umano trascurano l’elemento della coscienza: la percezione della nostra realtà di essere umani. Gran parte delle difficoltà che incontriamo in vita dipende da una concezione limitata o erronea dell’identità e della libertà personali. Discutendo impostazioni etiche differenti, questi saggi propongono di incorporare i risultati teorici della ricerca filosofica nel contesto della conoscenza di sé.

Giorgio Colli – Per un’ enciclopedia di autori classici

Quando, nel 1958, apparvero i primi titoli della Enciclopedia di autori classici, collana diretta da Giorgio Colli presso l’editore Boringhieri, ogni lettore intelligente si accorse che si trattava di un’impresa del tutto estranea a ciò che la circondava – ed era, per lo più, una cultura che oscillava fra Lukàcs e Gramsci. Per Colli, ciò che allora dominava era secondario e superfluo; mentre essenziale era ciò che allora appariva bandito. Anche se oggi può sembrare inverosimile, occorre ricordare che fra i nomi sospetti vi erano quelli di Nietzsche e di Schopenhauer. Ora, gli «autori classici», per Colli, erano innanzitutto gli stessi Nietzsche e Schopenhauer – e poi gli autori che essi avevano più letto e meditato: perciò i Greci, ma anche i grandi anonimi del pensiero indiano, e fra i moderni Machiavelli e Stendhal, Chamfort e Burckhardt, Spinoza e Pascal, scrittori che Colli voleva tornare a presentare senza mediazioni neutralizzanti. Cominciò così ad articolarsi (giungendo poi a ben novanta titoli in nove anni) una collana memorabile, che costruiva pezzo per pezzo un modello di cultura. Le brevi prefazioni non firmate di Colli ai volumi che gli erano più cari, qui per la prima volta raccolte, permettono di percepire con nettezza le linee di quella costruzione. Come i suoi frammenti postumi, pubblicati nella “Ragione errabonda”, testimoniano nella loro esuberante ricchezza la costanza e la coerenza della ricerca più segreta di Colli, così questi testi per la Enciclopedia di autori classici rivelano la stessa imponente compattezza nella sua faccia pubblica, nell’azione visibile che gli era più affine – e fu sempre, per acuta intuizione, editoriale piuttosto che universitaria.

Francesco Saverio Festa – Das ressentiment. Da Nietzsche a Scheler: quale edificazione della morale?

Dopo la comparsa nel 1913 di “Der Bourgeois” di Werner Sombart, in ambito mitteleuropeo si sviluppa un intenso dibattito sullo spirito della modernità. Per Sombart lo “spirito del capitalismo”, fenomeno complesso legato a un particolare “tipo biopsichico” d’uomo, ha assunto ormai una funzione decisiva. Nell’analisi della modernità, molti pensatori – da Nietzsche a Buber e Troeltsch, da Simmel a Max Weber e Max Scheler, da Bultmann a Leo Strauss vedono nell’etica protestante lo sfondo religioso della “secolarizzazione” del mondano, che avviene anche attraverso il cambiamento di alcuni “stati emozionali” della vita quotidiana. Scheler, in particolare, concorda con Nietzsche nella “scoperta del risentimento” quale fonte di giudizi morali, considerando che è dal risentimento che sorge un sistema di valori. E tuttavia, a differenza di Nietzsche, Scheler è convinto che il “Ressentiment” non stia alla base solo dell’ethos dei deboli e dei derelitti, ma anche e soprattutto di quello borghese. In questa prospettiva, è possibile che il “Ressentiment” riesca a dare un senso unitario all’intreccio di etica, politica ed economia della modernità?

Donatien Alphonse François de Sade – Dialogo tra un prete e un moribondo. E altri testi politici e letterari

Aristocratico e giacobino, erotomane dai risvolti perversi e grande erudito, scrittore condannato dalla censura e filosofo rivalutato dal pensiero novecentesco: esistono molti Sade, e la sua verità più profonda, a due secoli dalla morte, rimane ancora sfuggente. Se la prima rivalutazione critica del divin marchese è inevitabilmente passata attraverso il tema dell’erotismo, resta meno noto – soprattutto in Italia – l’altro Sade, l’autore di testi di carattere polemico, politico e letterario. Questo libro propone tre scritti che corrispondono a forme letterarie e momenti diversi: al Dialogo tra un prete e un moribondo, professione di ateismo radicale, seguono il discorso Idea sulla modalità della sanzione delle leggi e il saggio Idea sul romanzo, una ricostruzione dell’origine e della natura del genere romanzesco oltre a una riflessione sul ruolo dello scrittore. Si succedono così il libertino aristocratico che espone con arroganza il suo credo; il citoyen rivoluzionario che esalta la sovranità popolare; e infine il recluso, vittima sia dell’Ancien Régime sia del Terrore, che nella scrittura trova una compensazione e un’ultima speranza di libertà. In appendice, con l’intento di riprendere in considerazione la vicenda biografica di Sade e illuminarne gli sviluppi del pensiero, il volume presenta il Testamento redatto nel 1806 e un carteggio relativo alla sua detenzione nell’ospizio per condannati e insani di mente di Charenton.

Alain De Benoist – I demoni del bene. Dal nuovo ordine morale all’ideologia del genere

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Per Alain de Benoist l’ideologia gender è l’esito di un disperante e banale nichilismo. Si punta a far apparire un ultimo uomo nuovo, che non dovrà niente a nessuno, perché sarà completamente causa sui, causa di se stesso. Un individuo che non si sentirà debitore di alcunché, né coinvolto da alcuna altra dimensione storica se non quella di un perpetuo presente, i cui unici legami sono contrattuali e dunque provvisori. È l’uomo dell’Impero del Bene, uno zombi beato, un uomo «senza qualità». Questo zombi è beninteso uno sradicato, spiega Alain de Benoist, «termine che bisogna intendere in primo luogo in senso spirituale». È quell’essere «senza affiliazioni, in rottura con il legame sociale, ripiegato su se stesso nell’anonimato di massa, le cui uniche esperienze avvengono per procura e che, non riuscendo a intrattenere veri rapporti con i suoi simili, si trasforma in scimmia sapiente, in pigiatore di tasti, in prolungamento del mouse, del telefono cellulare o del telecomando».

Nancy Fraser – Fortune del femminismo

Il titolo del libro riassume bene l’intento dell’autrice di ricostruire e discutere criticamente la traiettoria controversa del femminismo della seconda ondata, quello diffusosi a partire dagli anni Sessanta negli Stati Uniti. “Fortuna” è un termine polisemico che indica sia il destino che la buona fortuna o il successo. E in effetti l’obiettivo che si propone l’autrice è per l’appunto quello di analizzare sia la buona sorte del femminismo della seconda ondata, dalla sua affermazione accademica alla sua capacità di trasformare pratiche, discorsi e linguaggi, sia il suo paradossale destino, quello di aver accompagnato e per certi versi involontariamente legittimato il passaggio da un capitalismo regolato dallo stato nazione al capitalismo neoliberista. Nancy Fraser è una delle voci più note e autorevoli della teoria femminista americana. Il suo lavoro teorico è caratterizzato dal tentativo di combinare insieme, in maniera non eclettica, parte della tradizione della teoria critica francofortese, aspetti del post-strutturalismo francese e delle sue interpretazioni in ambito statunitense, e infine elementi derivanti dalla critica marxiana dell’economia politica e dal femminismo marxista. Fraser si è confrontata a più riprese con alcune delle maggiori teoriche femministe americane.

Laura Corradi – Nel ventre di un’altra. Una critica femminista della tecnologia riproduttiva

Donatrici/venditrici di ovociti, fecondazione in vitro, madri surroganti che conducono gestazioni e partoriscono su commissione, bambini e bambine che nascono con problemi di salute. Davanti al cieco entusiasmo del mondo scientifico e di parte del femminismo Laura Corradi smaschera il fervore neoliberista che indica come “diritti di riproduzione” quelli che in realtà sono privilegi geo-politici ed economici. Una profonda riflessione sulle implicazioni etiche, biologiche e psicosociali delle nuove tecniche di riproduzione e sulla mercificazione dei corpi, in un’originale prospettiva femminista.