Martha C. Nussbaum – La fragilità del bene

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A dispetto delle dimensioni, questo saggio, il primo scritto da Martha Nussbaum e il primo a essere stato tradotto in italiano nel 1996, rimane uno dei suoi titoli più richiesti e apprezzati. Contributo tra i più affascinanti apparsi nel campo degli studi classici, il volume va in realtà oltre i confini dell’antichistica, per inserirsi nell’odierno dibattito sull’azione etica e politica. I greci furono consapevoli del fatto che i valori e gli ideali che l’uomo si dà devono venire a patti con la «fortuna», ossia con ciò che non è nostro, che non abbiamo deciso noi. È a questa commistione fra virtù e fortuna che guarda Nussbaum rileggendo la tradizione tragica e filosofica. Sulla scia di Aristotele, l’autrice suggerisce che ciò che rischia di contaminare la purezza della virtù e della ragione – impulsi inconsci, passioni incontrollabili – è anche ciò che costituisce la specificità della sfera umana: l’importante è limitare i rischi e arginare il potere della fortuna.

Moses I. Finley – Il mondo di Odisseo

Il mondo di Odisseo

“Omero – sostiene Finley – non era soltanto un poeta; era un narratore di miti e leggende […]. Il tema essenziale del mito era l’azione, non le idee, i credi, o le rappresentazioni simboliche, ma gli avvenimenti, i casi, le guerre, le inondazioni, le avventure in terra, in mare, per aria, le liti di famiglia, le nascite, i matrimoni e le morti. Qual è dunque il mondo di Odisseo?”. “Il mondo di Odisseo” di Moses Finley ha rivoluzionato lo studio dei poemi omerici: utilizzando quest’ultimi come vera e propria fonte storica, mettendoli a confronto sia con l’evidenza archeologica, sia con gli allora recenti studi antropologici sui popoli “primitivi”, il suo approccio fu considerato rivoluzionario. Oggi gli studi antropologici rientrano tra le scienze storiche (basti pensare ai corsi universitari di antropologia storica del mondo antico) ed archeologiche, eppure la ricerca di Finley continua a fornire spunti interessanti e a porre interrogativi irrisolti, tuttora oggetto di dibattito.

Max Pohlenz – La libertà greca

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La chiara sintesi di Max Pohlenz sulla Libertà greca non è libro di pura erudizione: pur essendo stato scritto da uno dei più grandi filosofi classici dell’ultimo secolo (era nato nel 1872), che altrove giustamente condanna « chi presume di poter sostituire ad un faticoso lavoro attento ad ogni minuzia l’intuizione geniale », che giustamente non ha mai « disdegnato di sfruttare per la conoscenza della grecità la più insignificante traccia di lettura su una iscrizione o il più misero frustulo di papiro », l’indagine nasce dal bisogno di « accertare se cristianesimo e umanesimo, i pilastri della nostra civiltà occidentale, si sostengano a vicenda oppure stiano fra loro in antitesi insanabile » (p. 183; trad. it. p. 232). È dall’esperienza della sua lunghissima vita che il Pohlenz trasse l’incitamento per raccogliere qui le sue meditazioni sulla concezione greca della libertà, che dopo la seconda guerra mondiale è proclamata come il più alto ideale politico, e da opposte parti e con opposti significati (p. 3): però il libro — come l’Autore dichiara nella prefazione — è puramente storico e vuol servire a fare meglio conoscere l’uomo greco…