Theodore F. Powys – Il buon vino del signor Weston

Un pomeriggio di fine novembre del 1923, un vecchio furgoncino Ford con a bordo due uomini fa il suo ingresso in un piccolo villaggio della campagna inglese, seguito dall’apparizione in cielo di una grande scritta luminosa: «Il buon vino del signor Weston». Nella locanda al centro del villaggio, dove gli uomini si ritrovano ogni sera intorno al fuoco «come miti piante carnivore», il vecchio orologio a pendolo si ferma e un inspiegabile senso di attesa si diffonde fra gli ignari e malvagi abitanti, accompagnato solo dal vago presentimento «che sarebbe successo qualcosa»: come se di lì a breve «la vacca zoppa stesse per partorire un vitello a sei zampe». Da dove vengono quei due stranieri dall’aria familiare? Cosa si nasconde all’interno del furgone e che cosa sono venuti a vendere?
Con questo romanzo del 1927, da molti considerato il suo capolavoro, Powys sembra essere riuscito a condensare più che in ogni altro suo libro – protetto dall’onnipresente «humour di pece» – la qualità essenziale del Male: impedire al Bene di essere riconosciuto. Perché «come tutti sanno, l’evento più importante e gravido di conseguenze passa spesso inosservato e viene ignorato da quasi tutti i nostri simili. E se davvero un giorno l’Eternità arrivasse, potete star certi che nessuno ci farebbe caso».

Annunci

Nancy Mitford – L’amore in un clima freddo

Uno scintillante alone di glamour e di gossip ha sempre circondato le sei celeberrime sorelle Mitford, figlie del barone Redesdale, e Nancy, la maggiore in ogni senso, ne ha trasferito sulla pagina riverberi screziati di veleno. Questa micidiale comedy of manners, ambientata tra le due guerre, mette in scena gli impossibili Montdore, di ritorno da cinque anni in India dove il conte, ricchissimo, aristocraticissimo, congenitamente stolido come i suoi degni pari, era Viceré. La consorte, di una prosaicità adamantina, neanche fosse di origini borghesi o americane, sguazza nel bel mondo. E la figlia Polly, la debuttante più concupita dai giovani blasonati che affollano i balli della stagione, decide per capriccio di farsi impalmare dallo zio, Boy Dougdale, di lei molto più vecchio e da pochi giorni vedovo, maestro nell’arte del ricamo nonché per anni amante della madre. Diseredata ipso facto, si ritira con il marito a vivere “di stenti” in Sicilia. L’eredità passa così a uno spumeggiante cugino canadese, affermato gigolò per signori, e basteranno un paio di sue battute perché Lady Montdore, titillata nel suo organo vitale, la mondanità, si rituffi nel girone festaiolo. Dove finirà per tornare anche Polly, ormai tanto disincantata da reagire ridendo alle sue disgrazie: non per niente siamo in Arcadia, e mentre lei trova un consolatore, saranno ben altri scandali a scuotere tutta l’alta società.

Muriel Spark – Gli anni in fiore della signorina Brodie

Immagine1

Bonta, verita e bellezza: sono i dogmi su cui si fonda l’insegnamento di Miss Jean Brodie – oltre, naturalmente all’effetto militante con cui insuffla nelle menti delle giovani allieve i suoi imperativi categorici, di preferenza non in classe ma ai piedi di un olmo frondoso, simulando eloquenti lezioni di copertura e seminando aneddoti tratti dalla sua disinibita vita amorosa e ardite visioni politiche (siamo a Edimburgo negli anni trenta). Miss Brodie ammette con candida alterigia che la sua unica vocazione sono le allieve e l’unica missione farle diventare “la creme de la creme”. Un cosi implacabile zelo puo perfino indurla a cercare di trasformare le piu dotate in doppi di se stessa, e a scegliere una di loro per vivere in sua vece un amore che ritiene improprio soddisfare di persona. Tortuose collusioni psicologiche, tentativi di plagio, una passione espressa e goduta – forse con volutta maggiore? – per interposta persona, il rigore calvinista di una crisi di coscienza: Gli anni fuggenti di Miss Brodie e un labirinto psicologico degno di Henry James, e insieme un congegno narrativo perfetto come quello di certe inamovibili commedie inglesi in cartellone per decenni. Non meraviglia dunque che sia subito diventato il piu popolare fra i romanzi della Spark.

Tobias Smollet – Le avventure di Roderick Random

Roderick Random, giovane scozzese di buona famiglia, si trova ingiustamente diseredato e costretto a vagare attraverso l’Europa, l’Africa e il Sud America per sopravvivere e trovare una via di riscatto. Questa la trama di uno dei primi classici della narrativa inglese, un romanzo pubblicato nel 1748 che, a fianco delle opere di Fielding, avrà una profonda influenza su scrittori anche molto diversi tra loro come Walter Scott e Charles Dickens. Le peripezie del giovane Roderick per conquistare ricchezza e rispettabilità lo porteranno ad attraversare gli squilibri sociali dell’epoca e ad affrontare come chirurgo anche gli orrori della guerra navale (un’esperienza che l’autore, anche lui medico, sperimentò di persona). Traduttore del Don Chisciotte di Cervantes e del Gil Blas di Lesage, Smollett aggiorna la tradizione e la struttura del romanzo picaresco nel segno di un maggiore realismo che caratterizzerà la narrativa britannica. Un’aderenza allo spirito dei tempi che si riflette sia nella descrizione degli ambienti che nella psicologia dei personaggi, tutti mossi da una prospettiva di ascesa sociale, e che trova la sua espressione in una sottile ma spesso caustica ironia.

Clarence Day – Vita col padre

Vita col padre

In questo delizioso libro, la vita di un burbero broker nella New York di fine Ottocento viene raccontata con ironia da un figlio molto perspicace. Irritabile ed esigente, non c’è occasione in cui l’uomo non inveisca contro qualcuno o qualcosa: che siano i suoi impiegati, la cuoca, la moglie, le vacanze e persino il cavallo, tutti sono colpevoli di fallibilità. Ciò lo rende comico e persino adorabile agli occhi dei suoi familiari, al di là – o forse proprio in virtù – del suo caratterino. Ne viene fuori il ritratto irresistibile di una famiglia e di una intera società in trasformazione. Nel giro di pochi mesi dalla prima pubblicazione nel 1936, divenne un tale successo da avere una versione teatrale, una cinematografica (diretta da Michael Curtiz, con William Powell e Irene Dunne) e una televisiva negli anni Cinquanta, tanto da rendere Vita col padre uno dei maggiori classici dell’umorismo americano.