Guido Gozzano – Poesie

Negli anni del dominio letterario di D’Annunzio, due piccoli libri portavano ai lettori una nuova idea di poesia. Erano opera di Guido Gozzano, morto prematuramente a trentatré anni, e illustravano un mondo popolato da personaggi comuni e «buone cose di pessimo gusto». Ma dietro l’apparente semplicità di quel linguaggio così diretto sino a essere prosaico si percepiva la raffinatezza di uno stile aggiornato alla luce delle esperienze francesi più innovative. E, su tutto, una sottile e persino affettuosa ironia. Questa edizione, magistralmente annotata e introdotta da unodei maggiori studiosi italiani, Giorgio Bárberi Squarotti, presenta entrambe le raccolte edite da Gozzano e una scelta amplissima delle poesie rimaste inedite, a partire dall’incompiuto poemetto Le farfalle.
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Guido Gozzano – Opere

Il poeta crepuscolare, cantore delle «buone cose di pessimo gusto», nasce a Torino, nel 1883, e vi muore solo 32 anni dopo per tubercolosi. Del 1907 la sua prima raccolta poetica, La via del rifugio, a cui segue, nel 1911 la sua seconda e più importante opera, I colloqui.
La sua bibliografia non manca inoltre di scritti in prosa, resoconti di viaggio (Verso la cuna del mondo, 1917) e racconti epistolari.

Giorgio De Chirico – Ebdomero

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Ebdòmero, originariamente scritto in francese da Giorgio de Chirico (1888-1978) e pubblicato a Parigi nel 1929, venne subito accolto dalla critica come uno dei romanzi capitali della letteratura surrealista. Va inoltre detto che Ebdòmero è un documento fondamentale per meglio comprendere la rivoluzione artistica che De Chirico operò in quegli anni con la sua pittura metafisica. “ La favola di Ebdòmero” scrive Giorgio Manganelli nella presentazione all’edizione italiana, riscritta dallo stesso De Chirico, che qui presentiamo, “ si stende come un labirinto proliferante, un edificio capace di riprodursi, di progettare nuove ali, quartieri. Un edificio, uno spazio, una città metafisica, un tempio accuratamente, fastosamente sconsacrato. Il racconto non procede di avvenimento in avvenimento, ma trascorre da un’immagine, da una parola, da una analogia a un’altra. La singolarità di questo procedere sta nella sua distanza sia dal sogno sia dalmonologo interiore, non coinvolge il lettore, ma lo seduce con uno spettacolo di immagini che sanno di allucinazione e di sogno, di vaneggiante angoscia e di frigida invenzione retorica”

Corrado Alvaro – L’età breve

Prima e più compiuta tappa della trilogia delle Memorie del mondo sommerso, questo romanzo segna il passaggio di Alvaro da scrittore “regionale” a scrittore di ben più ampia rilevanza. Nella vicenda di Rinaldo Diacono, ragazzo calabrese espulso dal collegio per aver scritto deliranti storie d’amore a una giovanissima e ripreso in famiglia a condizione di tener nascosta l’infamante interruzione degli studi, Alvaro mette in luce il falso moralismo, la mistificazione, il culto dell’apparenza di certa società meridionale.

Giovanni Papini – Un uomo finito

Un uomo finito

Un’infanzia solitaria e pensosa; un’adolescenza di sogni tormentosi, illuminata dalle letture; e una giovinezza rivoluzionaria, tra battaglie, giornali, illusioni e disillusioni. Un uomo finito (1913) è il romanzo-autobiografia intellettuale nel quale Papini racconta i primi trent’anni di vita di un giovane «nato con la malattia della grandezza». Affascinato da Bergson e dal titanismo di Nietzsche, lo spirito inquieto e geniale dell’autore, alla perenne ricerca della verità, rivive in un racconto sincero animato da una prosa ricca e brillante, con accenti di profonda poesia. Un’opera imprescindibile per cogliere la temperatura ideale, l’entusiasmo e la delusione della generazione di intellettuali che inaugura il Novecento.