Peter Weiss – Congedo dai genitori

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Questo volume raccoglie i due libri autobiografici in cui Peter Weiss dà conto della tormentata educazione artistica e sentimentale che lo ha visto affermarsi come scrittore, e come interprete sensibile dell’inquietudine contemporanea alle prese — dopo il trauma del nazismo e della guerra – con nuovi dilemmi, con realtà non meno drammatiche. Estraniato all’ambiente naturale, sia perché come ebreo aveva dovuto emigrare dopo il 1933, sia perché aveva rotto con la famiglia borghese, dopo un lungo travaglio Weiss ha trovato nella propria lingua le sue uniche radici, la sua unica patria.

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Peter Weiss – Punto di fuga

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Questo volume raccoglie i due libri autobiografici in cui Peter Weiss dà conto della tormentata educazione artistica e sentimentale che lo ha visto affermarsi come scrittore, e come interprete sensibile dell’inquietudine contemporanea alle prese — dopo il trauma del nazismo e della guerra – con nuovi dilemmi, con realtà non meno drammatiche. Estraniato all’ambiente naturale, sia perché come ebreo aveva dovuto emigrare dopo il 1933, sia perché aveva rotto con la famiglia borghese, dopo un lungo travaglio Weiss ha trovato nella propria lingua le sue uniche radici, la sua unica patria.

Erich Kästner – Fabian. Storia di un moralista ovvero L’andata a puttana

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Noto come autore di libri per bambini (tra cui il famoso Emilio e i detectives) che riflettono un certo ottimismo pedagogico weimariano; rifugiatosi dopo l’avvento del nazismo nella letteratura amena; poeta (prima e dopo) di canzoni da cabaret in cui segue con preoccupazione la rinascita del nazionalismo tedesco e poi la “piccola libertà” del dopoguerra, Erich Kästner è anche l’autore di Fabian, uno dei romanzi più importanti sul disfacimento della repubblica di Weimar e insieme, a detta di molti, il capolavoro letterario della “nuova oggettività”, la tendenza artistica succeduta all’espressionismo che vuole rappresentare il tempo nella sua spettrale realtà senza speranze. Sbalestrato dalla provincia nella Berlino del 1930, Fabian si trova in una società in cui conta solo il denaro, sconvolta dalla crisi mondiale, dominata dalla legge del si salvi chi può. Perde il suo posto di lavoro, e Cornelia, la ragazza che ha appena conosciuto e amato, lo pianta perché trova un protettore che le assicura una rapida carriera nel cinema. Il suo migliore amico, Labude, si suicida. Fabian, nauseato di tutto, ritorna alla città di origine, e qui si butta nel fiume per salvare un bambino che riesce a salvarsi: “Fabian annegò. Purtroppo non sapeva nuotare”. Questa chiusa famosa, oltre a suggellare un’opera tutta scritta in questo stile secco fino al cinismo, assume valore simbolico: la sinistra “malinconica” (Walter Benjamin parlò a proposito di Kästner e dei suoi amici della “Weltbühne” di “malinconia di sinistra”) si accinge a salvare la Germania senza saper nuotare. Di qui l’accusa di passività e di qualunquismo già allora mossa al romanzo e che impedì a lungo che fosse rettamente valutato. Certo Fabian non è “impegnato”; è, come dice il sottotitolo, un moralista, un’ultima incarnazione della contrapposizione tedesca tra natura e società, tra l’eroe integro e il mondo falso. Tuttavia nessuno come Kästner ha descritto così icasticamente l’impotenza di fronte a una catastrofe imminente. Allora, ma potrebbe essere anche oggi. Pubblicato da Bompiani già nel 1933 e non più ristampato, il romanzo riappare ora in una nuova traduzione.

Jakob Wassermann – Caspar Hauser o l’inerzia del cuore

Caspar Hauser o dell'ignavia del cuore

Nel 1828 un giovane sconosciuto comparve in una piazza di Norimberga. Il ragazzo rifiutò cure e cibo, nutrendosi a lungo solo di acqua e pane nero, incapace di parlare e tanto meno di leggere e scrivere. Fu un caso di cronaca misterioso, su cui si accese la fantasia popolare al punto che il ragazzo venne nominato “il fanciullo d’Europa”. Lord Stanhope si interessò a lui e nel 1832 lo mandò ad Ansbach per completare gli studi, ma lì venne assassinato in circostanze sospette pochi anni dopo, continuando così ad alimentare il suo mito. Il mistero di Caspar Hauser fu a tal punto clamoroso che stimolò la fantasia letteraria negli anni a venire, fornendo materia prima a romanzi, saggi, ricerche e film. Molti ipotizzarono che fosse un principe della famiglia regnante nel Baden, vittima di oscuri intrighi dinastici; altri pensarono a lui come a un impostore. Wassermann abbracciò la tesi del principe e la pose al centro della sua finzione letteraria per scrivere questo straordinario romanzo, paragonato al Candido di Voltaire e a L’idiota di Dostoevskij.

Ludwig Lewisohn – Il caso Crump

Il caso Crump

Per Thomas Mann questo romanzo era “vita”, Sigmund Freud lo celebrò come un capolavoro, eppure la società dell’epoca giudicò la storia di Herbert Crump un atto di sabotaggio all’istituzione del matrimonio. Il libro ha come protagonista il giovane Herbert, musicista dall’animo nobile, cresciuto tra Chopin, Beethoven, i suoni della Carolina del Sud e i canti dei neri nelle chiese. Sua moglie Anne è, al contrario, altera, chiassosa e feroce, totalmente priva di gusto. I due finiscono per dar vita a un’unione infelice, in cui dominano la volgarità e la sopraffazione, davanti alla quale per l’uomo esiste una sola, drammatica via d’uscita. Scritto intorno alla metà degli anni Venti, rifiutato da tutte le case editrici americane, Il caso Crump venne pubblicato in Francia nel 1931 con una prefazione di Thomas Mann, e arrivò negli Stati Uniti solo nel ’47, seppur in una versione edulcorata. Un romanzo controverso, che fu caro a molti artisti e intellettuali del primo Novecento e che torna ora a disposizione dei lettori di oggi.

Walter Serner – La tigre

La tigre

Bichette si è guadagnata il soprannome di “Tigre” per la sua femminilità aggressiva e famelica, non priva di una buona dose di cinismo. A Parigi ormai la conoscono tutti, in particolare gli uomini, ma nessuno è mai riuscito a “catturarla” davvero, legandola a sé. Finché sulla scena non appare l’enigmatico Fec, amaro vagabondo della città, che sembra guardare la Tigre con occhi annoiati. Da questo incontro scaturisce un’avventura concitata e surreale che smaschera il “feticcio” dell’amore. Dandy e intellettuale alternativo, Walter Serner racconta la Parigi degli anni Venti, fotografandone le scene sordide e meravigliose con un linguaggio a volte così dialettale da divenire pura fantasia. Pubblicato nel 1925 e messo all’indice dal nazismo nel 1935, La tigre resta una delle più forti espressioni della letteratura dadaista e avanguardista del Novecento.