David Harvey – La crisi della modernità

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In questo libro Harvey offre una panoramica della crisi della modernità vista attraverso l’analisi degli anni Ottanta, del “rampantismo” diffuso. È una indagine serrata, che accosta e attraversa il dibattito culturale, la mutata esperienza dello spazio e del tempo, l’arte e l’architettura postmoderna, le trasformazioni del modello fordista, l’internalizzazione delle attività finanziarie e la nuova stratificazione sociale.

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Filippo De Vivo – Patrizi, informatori, barbieri. Politica e comunicazione a Venezia nella prima età moderna

Patrizi, informatori, barbieri

Un canonico e un abate imprigionati nel 1606 per reati comuni; l’interdetto lanciato da papa Paolo V contro la repubblica di Venezia e la proibizione di messe e sacramenti in tutto lo stato; una “guerra di scritture” firmate da autori illustri (come Paolo Sarpi) o oscuri, spesso nascosti da pseudonimi fantasiosi. Questa vicenda famosa viene qui raccontata da punti di vista diversi e inattesi: il mercato di Rialto e l’anticamera del Palazzo Ducale, le calli e le botteghe – in una Venezia indimenticabile, popolata da mercanti e da spie, da nobili e da artigiani, da ambasciatori, barbieri e prostitute. Attraverso l’analisi di testimonianze d’ogni genere (libelli a stampa e manoscritti, cartelli in dialetto, pettegolezzi, denunce) emerge una storia politica in cui alto e basso, segretezza e propaganda si alternano intrecciandosi. La politica dell’informazione e l’informazione come fatto politico, ci spiega Filippo de Vivo, sono cominciate molto tempo fa. Questo libro ne ricostruisce un capitolo in maniera esemplare.

Bruno Latour – non siamo mai stati moderni

Non siamo mai stati moderni

Embrioni congelati, fiumi inquinati, virus dell’AIDS, buco dell’ozono… questi “oggetti” appartengono alla natura o alla cultura? Una volta le cose sembravano più semplici: alle scienze naturali spettava occuparsi della natura, alle discipline sociali della società. Ma quella divisione tradizionale non riesce più a dar conto della proliferazione di questi oggetti ibridi. Ne deriva un senso di angoscia che attanaglia i filosofi contemporanei, post-moderni, moderni o anti-moderni che siano. E se avessimo sbagliato strada? In effetti, la società “moderna” non ha mai funzionato coerentemente con la grande spaccatura su cui si fonda la sua rappresentazione del mondo: la radicale opposizione tra natura e cultura. E infatti i “moderni” non hanno mai smesso di creare ibridi che appartengono a entrambi gli ambiti. Non siamo dunque mai stati moderni, conclude Latour, ed è appunto quel paradigma fondatore che bisogna rimettere in discussione per riuscire a capire noi stessi e il mondo.

Nikolaj Berdjaev – Nuovo Medioevo

cover berdPubblicato a Berlino nel 1923, questo è il libro che diede a Berdjaev fama internazionale. Punto di avvio è la diagnosi della crisi della civiltà moderna, resa esplosiva dalla situazione spirituale europea all’indomani della grande guerra e della rivoluzione bolscevica, una crisi radicale poiché rivela addirittura la “fine del Rinascimento”. Nell’idea stessa di un’emancipazione dal divino, nucleo centrale dell’umanesimo rinascimentale, operava un corrosivo fattore irreligioso che gradualmente condusse l’uomo moderno a separarsi sempre di più da Dio, cioè dalla radice spirituale della sua stessa umanità. Ecco perché i risultati estremi di questo processo di emancipazione, che nel XIX secolo sono rappresentati da Nietzsche e da Marx (l’individualismo estremo e il socialismo estremo), sono entrambi, paradossalmente, anti-umanistici. E accanto a questi, l’arte contemporanea, soprattutto il cubismo e il futurismo, rappresenta un terzo elemento di disintegrazione. Questi sintomi indicano che la civiltà occidentale ha raggiunto il suo stadio finale e tutte le convulsioni della storia europea mostrano che il mondo sta sperimentando la difficile transizione dalla Modernità a un nuovo Medioevo, cioè da una civiltà senza Dio a una civiltà finalmente capace di ritrovare il divino. In questa transizione, la Russia, secondo Berdjaev, è chiamata a svolgere un ruolo speciale poiché, con un grande ritardo storico, ha potuto assaggiare gli ultimi frutti del pensiero moderno, al momento ormai della loro dissoluzione. Ma questo anacronismo, che è alla base della tragedia rivoluzionaria, ha consentito alla Russia di sperimentare per prima la fine della civiltà liberale e di indicare al resto dell’Europa quale sarà il suo destino. Ex Oriente Lux, suonava una delle celebri previsioni slavofile. Non la luce, ma le tenebre, secondo Berdjaev, avanzano dall’Oriente, le tenebre di un nuovo benefico Medioevo. Nuovo Medioevo ebbe subito vasta eco internazionale e fu tradotto in molte lingue. Questa è la prima traduzione italiana.

Stephen Kern – Il tempo e lo spazio. La percezione del mondo tra Otto e Novecento

cov0001Con un’indagine che intreccia storia della tecnologia e analisi filosofica, storia dell’arte e storia delle idee, Kern mette a fuoco la serie dei mutamenti avvenuti tra gli ultimi due decenni dell’Ottocento e la prima guerra mondiale, che modificarono i modi di percepire il tempo e lo spazio e diedero luogo, in altri termini, a una nuova identità dell’uomo occidentale. Kern si sofferma, in questo saggio, da un lato sui cambiamenti tecnologici quali il telefono, la radiotelegrafia, i raggi X, il cinema, la bicicletta, l’automobile, l’aereo; dall’altro su fenomeni culturali quali la psicoanalisi, il cubismo, la teoria della relatività, il romanzo moderno (Joyce, Proust). L’indagine considera successivamente la natura del tempo, il passato, il presente, il futuro, la velocità, la natura dello spazio, la forma, la distanza e la direzione: per ciascuno di questi aspetti del tempo o dello spazio Kern mette in relazione le scoperte tecnologiche che vi produssero dei mutamenti ai fenomeni culturali che si correlano ad esse. Edizione aggiornata con una nuova introduzione.

Jurgen Habermas – Il discorso filosofico della modernita

coverDodici lezioni di uno dei più grandi intellettuali europei, che passa in rassegna, discutendone ampiamente le tesi, i principali esponenti del pensiero contemporaneo, da Hegel agli hegeliani di sinistra e di destra, a Nietzsche, Heidegger, Derrida, Bataille, Foucault, Horkheimer, Adorno… Attraverso l’analisi della genesi del concetto di modernità, delle teorie neoconservatrici e delle filosofie del commiato dalla modernità, Habermas propone la forma più completa e aggiornata della sua teoria dell’agire comunicativo

Consiglio ispirato da Mauritius in libris.

Arjun Appadurai – Modernità in polvere

coverCi sono più modi di nominare la globalizzazione – mondializzazione, interconnessione planetaria, interdipendenza universale – ma il senso è uno: il mondo è divenuto più complesso e se da un lato si sono ridotte le distanze fisiche, dall’altro si sono create fratture profonde, politiche e culturali, tra e dentro gli stati nazionali. Questo squilibrio ha aperto una crisi di legittimità che mina alla base le democrazie nuove e antiche. “Modernità in polvere”, che è già un classico delle scienze sociali, risponde alle sfide teoriche e metodologiche della globalizzazione guardando al mondo non più come a un insieme di oggetti culturali statici (nazioni, economie, demografie, istituzioni), ma come a un sistema di flussi in movimento che trasportano attraverso il pianeta persone, denaro, immagini, tecnologie e ideologie. Quando trovano spazi locali in cui assestarsi, questi flussi subiscono un processo di indigenizzazione, ovvero un processo in cui devono necessariamente ricostruire la propria specificità. In tal modo si genera nuova differenza anziché omologazione, ed è nell’osservazione minuziosa di questo progressivo differenziarsi che la ricerca etnografica recupera il proprio senso originario e il proprio valore.