David Harvey – La crisi della modernità

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In questo libro Harvey offre una panoramica della crisi della modernità vista attraverso l’analisi degli anni Ottanta, del “rampantismo” diffuso. È una indagine serrata, che accosta e attraversa il dibattito culturale, la mutata esperienza dello spazio e del tempo, l’arte e l’architettura postmoderna, le trasformazioni del modello fordista, l’internalizzazione delle attività finanziarie e la nuova stratificazione sociale.

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Autori Vari – Ancora il postmoderno?

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Moderno e Postmoderno sono lemmi che attraversano da quasi un quarantennio la cultura europea nelle sue varie declinazioni disciplinari, senza che possano trovare una chiara e distinta sistemazione storiografica, come se si trattasse di una dicotomia mal posta. Che cosa è moderno? Che cosa è postmoderno? E si potrebbe continuare: quanto è davvero moderno il moderno e di quanto esso stesso è già posteriore? E quanto, nel suo voler esser postumo, il postmoderno si rivela invece moderato, a modo, autenticamente “moderno”? E ancora: Quanto siamo stati davvero moderni? Lo siamo mai davvero diventati prima e nonostante i superamenti ipotetici o le cessazioni che ci attribuiamo ex post? Se modernus è attestato per la prima volta in Cassiodoro, quel modus che indica la misura e quel modo che dice il “proprio ora” rimandano senza ombra di dubbi alla moderazione e alla modestia, ricordando peraltro che il moderno vive al presente e al futuro, sì, ma parassitando l’antico, forse dissipandolo.

Fredric Jameson – Postmodernismo. Ovvero la logica culturale del tardo capitalismo

Postmodernismo

Esce finalmente anche in Italia il saggio più venerato, odiato, discusso, citato e frainteso degli ultimi quindici anni. L’indubbio capolavoro di uno degli intellettuali più acuti e irriverenti della nostra epoca. Nelle sue varianti terminologiche e concettuali (postmoderno, postmodernismo, postmodernità), è probabilmente la categoria critica più abusata e discussa degli ultimi trent’anni, in ambiti diversi come la filosofia, la storiografia, la teoria politica, la riflessione sull’arte, l’architettura, la letteratura, la musica, il cinema. E questo di Jameson non è soltanto uno dei tanti saggi dedicati all’argomento, è il libro sul postmodernismo: punto di riferimento (e bersaglio polemico) di chi si è voluto cimentare nell’insidioso campo della teoria critica dopo la cosiddetta fine delle ideologie. Lanciandosi nell’analisi di un fenomeno a prima vista puramente culturale, Jameson campiona e rifonde con un piglio enciclopedico – quasi a stilare l’inventario di un’intera epoca – elementi della cultura di massa e di quella d’élite: Velluto blu di David Lynch e la casa di Frank Gehry, Philip Dick e la videoarte, mtv e il nouveau roman. Se ne deduce che la cultura, intesa in senso allargato, ha ormai invaso l’intero campo dell’esperienza umana. Ma, forte di una solida formazione marxista, alla base della sua indagine rimane la sfera politico-economica: quella nozione di tardo capitalismo che costituisce la chiave di volta del suo intero edificio teorico. Jameson prosegue dunque ostinatamente alla ricerca di nuove vie per la sinistra, non rassegnato di fronte alla resa di molti dei suoi esponenti alla logica del mercato, ma convinto dell’applicabilità del pensiero marxista anche nel mondo di oggi. Anzi, come ribadisce nella prefazione scritta appositamente per l’edizione italiana, la postmodernità tardo-capitalistica è l’unica cornice teorica all’interno della quale ripensare la dimensione politica, sociale e culturale della globalizzazione.

Jean-François Lyotard – La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere

La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere

In questo libro l’autore, chiude i conti con la tradizione storico-filosofica del pensiero classico. Una tradizione che aveva segnato con forza, nel bene e nel male, la storia del Novecento. Non più quindi sistemi filosofici e grandi narrazioni basate sull’eredità dell’Illuminismo e sui grandi sistemi emancipativi, in primis l’hegelismo e il marxismo, ma comprensione piena e accettazione di un nuovo modello di pensiero che identifica una nuova idea di modernità, basata essenzialmente sulla rottura netta con il passato: il “postmodernismo” per l’appunto. Questa espressione del filosofo francese diventa immediatamente usatissima in tutto il dibattito culturale. Nel cambiamento epocale di paradigma Lyotard identifica un fattore principale di trasformazione: il sorgere e il cambiamento di senso dell’apparato di pensiero tecno-scientifico, e con esso l’avanzare impetuoso delle nuove tecnologie, in grado di diventare vere e proprie protesi di linguaggio, cioè modi del pensiero dalla struttura innovativa. Lyotard non intende solo valorizzare la tecnoscienza, ma soprattutto porre con pari dignità tutti i linguaggi allo stesso livello, senza più individuare una modalità di pensiero “superiore” alle altre.

Frederic Jameson – Il postmoderno, o la logica culturale del tardo capitalismo

coverhe significa «postmoderno»? Quali sono le caratteristiche che ci permettono di distinguerlo dalla modernità? Se oggi guardiamo alle nostre città e al nostro quotidiano modo di vivere, ai nostri stati d’animo e all’ ambiente, all’architettura, il cinema, alla letteratura, alla narrativa, è sufficiente dire che ci troviamo di fronte a una semplice svolta «stilistica», o dobbiamo chiamare in causa qualcosa di più profondo e complesso? Sono queste alcune delle principali domande che muovono la riflessione di Jameson, uno idei più importanti critici e teorici americani di oggi. Di fronte a una complessità sociale e spaziale che sfida le capacità dell’immaginazione, e al venir meno di quella distanza critica che ha contraddistinto gran parte della tradizione moderna, Jameson rifiuta sia i volgari toni apologetici che le facili reazioni moralistiche, formulando una proposta culturale che merita di essere discussa da chiunque non sia disposto ad accogliere passivamente il corso delle cose

Consiglio ispirato da grattacielo.